Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Qualcosa si muove

È di un paio di giorni fa la notizia che Google ha comprato Metaweb, una relativamente sconosciuta start-up americana focalizzata nella creazione di un grande database di entità (nomi di persona, aziende, prodotti ecc. e informazioni correlate in modo strutturato stile Semantic Web) che era sul mercato da un po’ di tempo: la notizia ha avuto una eco anche superiore al prevedibile sulla stampa (forse per il suo aroma semantico :-) con le solite iperboliche esagerazioni su quello che si potrà ottenere dopo l’integrazione.
 
Anche se il grosso del contenuto originale arriva in realtà da Wikipedia, il database di Metaweb è comunque potenzialmente un’aggiunta di discreto valore per il colosso di Mountain View: nonostante le dichiarazioni di Jack Menzel, Director of Product Management siano piuttosto generiche (visto che indica semplicemente che quanto acquisito servirà a migliorare i risultati delle ricerche complesse), credo che Google riuscirà ad utilizzarlo per implementare uno dei suoi miglioramenti incrementali alle ricerche di cui ho parlato varie volte in passato (in questo caso, quando le ricerche si riferiscono ad entità comuni).
Fra l’altro, è l’ennesimo caso di contenuti inseriti in modo gratuito dai navigatori (nello specifico Freebase, che è la versione free del database di Metaweb) su cui Google farà dei soldi: pare proprio che Brin e Page abbiano trovato la ricetta magica attraverso cui fanno lavorare le persone gratis e loro si tengono tutti i guadagni :-).

Anche se probabilmente l’acquisizione è stata accelerata per sottrarla ad altri concorrenti che parevano interessati (almeno così indicano le voci di corridoio e il fatto che Metaweb abbia un accordo con Bing), questo tocco di Semantic Web potrà essere un ulteriore contributo alla causa della semantica e l’ennesima dimostrazione che, pur tra difficoltà, passi falsi e successi, la direzione obbligata per tutti è quella. Serve dare più conoscenza ai sistemi automatici, serve dar loro la possibilità di “capire” quello che c’è scritto, serve in sostanza lavorare a livello semantico del testo e non più solo a keyword.