Marco Varone -

Media

15/05/08

Semplicità ed efficienza: la tecnologia semantica nella vita di tutti i giorni. Un esempio

Un buon esempio di applicazione della tecnologia semantica ai problemi di tutti i giorni è l’assistenza tecnica per i prodotti di uso comune.

I telefonini rappresentano un caso di studio interessante: sono strumenti ampiamente diffusi, il cui uso è consolidato e quotidiano, ma spesso sono così complessi da non essere sfruttati che al 30-40%.

Un progetto su cui stiamo lavorando consente agli utenti che hanno acquistato una certa marca di telefonini di inviare via SMS una richiesta di aiuto. In pratica, il funzionamento è lo stesso di qualsiasi SMS: si digita quello che si vuole e si invia. Il messaggio non è destinato però a una persona ma a un numero di assistenza automatica che fa partire questo processo:

  • la domanda o la richiesta dell’utente, che può scrivere esattamente come se stesse comunicando con una persona, viene analizzata in automatico in modo che sia capito il significato del messaggio (con la semantica); 
  • una volta individuato il problema, sempre in automatico viene recuperata l’informazione giusta per risolverlo. Le informazioni pertinenti possono essere subito recuperate perché in precedenza è già stata elaborata la base di conoscenza: tutti i contenuti del manuale d’uso del telefonino vengono cioè indicizzati e categorizzati (sempre con la semantica) in modo che possano così esser poi ricercati e trovati; 
  • identificato il contenuto giusto, sempre via SMS parte in automatico la risposta per l’utente.

Tutto questo nel giro di qualche secondo dal primo SMS: un’applicazione concreta della tecnologia semantica che non richiede nessun apprendimento da parte dell’utente e che è sempre a disposizione in modo semplice e naturale.

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29/04/08

P.S. per “Pubblicità e semantica” e “Divagazioni”

A proposito di raccolta di informazioni per il contextual o semantic advertising e di analogie fra quello che è successo in Internet alla fine degli anni ’90 e quello che sta accadendo oggi, c’è anche l’aspetto dei servizi.

Ai tempi della (prima?) bolla, l’offerta era incentrata sugli account di e-mail, che praticamente erano l’unica cosa che si poteva regalare agli utenti per invogliarli a scegliere i propri servizi (e anche per iniziare a conteggiarli e capirli).

Oggi, oltre alle mail viene offerta la tecnologia, si regalano strumenti ricchi e facili da usare, come ad esempio le piattaforme per i blog e il social networking (oltre ad applicazioni on-line che rivaleggiano con Office).

Da un lato gli utenti hanno iniziato a popolare spontaneamente il Web di contenuti personali, dall’altro i fornitori hanno avuto a disposizione molti più dati e si sono concentrati sulla capacità di sfruttarli.

Anche questo spiega la frenetica corsa all’acquisto dei siti del Web 2.0 più promettenti (spesso per cifre folli) da parte dei grandi player di oggi:  la competizione si gioca anche sull’abilità di potenziare la raccolta e l’analisi delle informazioni sparse nei vari pezzetti della propria offerta.

Nulla di nuovo sotto il sole: anche nel Web la storia si ripete più di quanto ci si renda conto e malgrado si stia molto insistendo sulla contrapposizione fra l’era dell’ 1.0 e quella del 2.0 non ci sono novità in senso assoluto (come ad esempio i principi di collaborazione e condivisione che in realtà esistono da tempo) o differenze così sostanziali… a parte la banda (che rende possibili cose già pensate in passato ma non tecnicamente erogabili in precedenza) e il fatto che ci sono aziende che fanno soldi veri (nel Web 1.0, i soldi venivano solo spesi :-)

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24/02/08

Divagazioni

Per una volta abbandono i miei soliti argomenti per parlare dei social network e del loro "incredibile" successo (e questo vale in modo molto simile per i blog).

Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli articoli (ad esempio come questo) che riportano che la crescita fenomenale di utenti e accessi a siti come MySpace o Facebook è in stallo (se non addirittura invertita) e che, in aggiunta, monetizzare la pubblicità su questi siti è molto più difficile che in altre proprietà Web (si dice che Google ci stia rimettendo dei soldi nell'accordo in esclusiva con MySpace).

Per chi bazzica Internet da prima dello scoppio della bolla, questi dati non sorprendono per nulla: si tratta della ripetizione di quanto successo alla fine degli anni '90, semplicemente con un pubblico molto più ampio e tecnologie più evolute (perciò con una montatura pubblicitaria anche maggiore di prima).

Come allora, sembrava che il successo di questi elementi del Web 2.0 fosse inarrestabile e in grado di stravolgere il mondo; come allora, le leggi delle fisica continuano a valere e la crescita prima o poi si arresta o comunque rientra nella norma; come allora, un fenomeno di moda rientra nelle proprie dimensioni fisiologiche non appena la moda passa.

Questo non significa che questi siti scompariranno o che nessuno scriverà più blog ma che, come per tutte le cose, troveranno una propria dimensione reale e sostenibile, alimentati da coloro che sono veramente motivati a condividere parte della propria esperienze e dagli utenti interessati a questo tipo di contenuti: speriamo almeno che questo porti a ridurre i soldi investiti nell'ennesimo sito di social networking e faccia aumentare le risorse investite nello sviluppo di tecnologie e servizi veramente innovativi ed utili a tutti.

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