Marco Varone -

Eventi

20/05/08

Balene e pelliccia di gatto

Domenica è iniziata la quarta edizione della Semantic Technology Conference, il più importante evento mondiale dedicato alle tecnologie semantiche.

Quest’anno non posso partecipare per altri impegni e sono perciò in attesa di valutare i contenuti e la qualità degli interventi a conferenza conclusa. Mi sono già fatto un’idea, però, e penso sia interessante condividere un paio di riflessioni in merito.

A una prima occhiata, l’evento sembra di dimensioni più ampie rispetto alla scorsa edizione, a dimostrazione dell’interesse continuo per la tecnologia semantica. Basta però scorrere il programma con più attenzione, senza neanche troppo sforzarsi di leggere fra le righe, per avere l’impressione che sia passato un anno inutilmente: non s’intravedono novità di rilievo fra i partecipanti, gli speaker e i vari interventi.

L’impressione è che, in generale, le grandi promesse dell’anno scorso non abbiano portato a risultati commisurati con le aspettative. Forse dipende dal forte e quasi globale rallentamento dell’economia (che negli Stati Uniti sembra avere colpito molto duro) oppure dal fatto che erano state create aspettative eccessive ma mi pare che tutti si siano concentrarti su dettagli e cose già viste piuttosto che sul quadro generale e su vere e proprie novità.

Non voglio procedere oltre con queste considerazioni perché l’evento è appena iniziato e si concluderà solo il 22 maggio. Mi auguro di potermi ricredere e, soprattutto, di trovare una smentita alla sensazione che con questa quarta edizione si sia innescato un meccanismo autoreferenziale: si parla molto, si lanciano sfide insistendo che siamo nell’anno giusto… ma poi nessuno indica una direzione precisa da seguire per rendere davvero efficaci tutte le potenzialità della semantica.

P.S. se vi chiedete il perché dello strano titolo, deriva dal fatto che oggi presenteremo al Semtech in anteprima un nuovo software, che cerca di indicare nuove direzioni :-),  nel corso di una sessione di lavoro intitolata “Whales & Cat Fur –Using a Semantic Network to Improve Precision & Recall”

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28/02/08

Festival di Sanremo e linguistica (perché Sanremo è Sanremo)

Sicuramente vi domanderete cosa c'entra la semantica (nello specifico più la linguistica) con Sanremo…

Il fiasco dell'attuale edizione del Festival mi ha fatto tornare in mente che esattamente 10 anni fa facemmo un'analisi dei testi delle canzoni per il Dopofestival (condotto guarda caso proprio da Chiambretti) utilizzando un Cogito ancora agli inizi della sua futura carriera :-) per trovare le parole più comuni, le somiglianze dei testi con canzoni famose e altre cose ancora.

Come spesso capita in questi eventi, durante il Dopofestival furono utilizzati solo pochissimi dei dati estratti con quest'analisi (e nemmeno quelli più interessanti ma solo qualche nota di colore) e la cosa ci fece piuttosto arrabbiare perché ci avevamo lavorato un sacco  in cambio solo di una citazione pubblica che non fu mai fatta...

Ricordando questo episodio (e per dimostrare che la linguistica può trovare applicazione negli scenari più impensabili... ), ho speso oggi cinque minuti per vedere cosa è cambiato in questi 10 anni: ho analizzato i testi del 1998 e quelli del 2008 con i nostri strumenti e ho scoperto alcune cose divertenti.

Nel 1998, i testi erano 28 e ruotavano attorno a:

- amore: di gran lunga la parola più utilizzata (nessuno si stupirà della cosa), compare 53 volte in 16 testi

- io: 18 volte in 9 testi

- occhi: 14 volte in 10 testi

- luce: 14 volte in 6 testi

- cuore: solo 12 volte in 8 testi

- i verbi che reggevano questi testi erano dire (44 volte in 9 testi), sentire (30 volte in 14 testi), sapere (27 volte in 11 canzoni), cercare (22 volte in 9 testi) e pensare (22 volte in 12 canzoni).

Appurato questo, che cosa è cambiato nel 2008?

Sicuramente il numero di canzoni (che sono 34) e poi:

- amore: nessuna sorpresa, è ancora la parola più utilizzata, compare 49 volte in 20 testi

- io: 26 volte in 9 testi

- occhi: sono un po' meno popolari (in proporzione), 16 volte in 8 testi

- luce: solo 4 volte in 4 testi. È  il cambiamento più forte, forse indica che stiamo vivendo in un periodo oscuro per l'Italia? Oppure che ci aspettano tempi bui nel prossimo futuro?

- cuore: ben 33 volte in 15 testi. È incredibile come sia ancora più frequente di dieci anni fa nonostante tutto quello che dovrebbe essere cambiato nel frattempo...

- vita: compare 27 volte in 10 testi (forse anche questo un segno dei tempi?)

- mondo: 30 volte in 12 canzoni (chiara indicazione della sempre crescente rilevanza della globalizzazione anche in contesti nazionalpopolari)

- i verbi: dire imperversa (55 volte in 20 testi), sentire tiene la posizione (41 volte in 12 testi), sapere anche (42 volte in 18 canzoni), cercare finisce in fondo (solo 9 volte in 7 testi: evidentemente in dieci anni molte cose sono state trovate e non occorre più cercare) e anche pensare non più così importante (17 volte in 8 canzoni: vedendo come va l'Italia, non mi stupisce che si pensi ancora meno del 1998...). In compenso, si "viaggia" molto di più: andare compare 35 volte in 20 canzoni (anche qui la globalizzazione?), si guardano le cose in modo diverso (vedere c'è 25 volte in 15 testi) e c'è voglia di cambiare (23 volte in 9 canzoni).

Volendo, si potrebbero fare facilmente mille altre analisi (gli aggettivi più comuni, i concetti più comuni da soli e in relazione, il sentimento dei testi...) ma non avevo altro tempo da dedicarci.

Direi però che quanto trovato spiega perché quest'anno il Festival va male: se in 10 anni è cambiato così poco, non ci si può stupire che la gente guardi qualcos'altro :-)

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28/11/07

“Inventors turn ideas into reality. Innovators turn problems into solutions.”

Volevo andare a Trento per l’Italian Architecture Summit, ma alla fine non sono riuscito per altri impegni.

Ho saputo da amici e colleghi che è stato tutto interessante e ho anche visto che Gianluca Salvatori ha già citato l’evento in questo post.

Per compensare la mancata trasferta, ho cercato l’intervento di apertura di Eric Reiss (il titolo che ho scelto è una sua frase) e ho trovato una sorta di riassunto del suo intervento.

Non mi sembrano del tutto condivisibili i punti (o leggi) di cui Reiss ha parlato a proposito d’innovazione ma bisogna anche considerare che lui si riferiva anche a casi specifici (almeno questa è l’idea che mi sono fatto leggendo quello che hanno scritto altri), cioè a problemi tipici solo dell’architettura delle informazioni.

In linea di massima mi pare che la posizione sia in generale più che condivisibile: innovare è sempre fare qualcosa di utile (di “furbo” ;-)) e la soluzione di un problema deve essere il punto, l’unico, e sia di partenza sia di arrivo.

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