Marco Varone -

Economia

08/07/08

Quo vadis, Microsoft?

Dopo l’acquisto di Fast per l’enterprise search (ricerca in azienda) e il fallimento del tentativo  di acquisto di  Yahoo!, Microsoft ha appena annunciato un’altra acquisizione, sempre nel campo della ricerca ma questa volta per il mondo consumer: come qualcuno avrà letto, la “fortunata” è ora una piccola start-up americana di nome Powerset.

Evidentemente non è bastata la “fregatura” di Fast e così, dopo aver acquistato un’azienda con i bilanci più falsi di una banconota da 35 euro e il cui management è oggi sotto inchiesta penale in Norvegia (alla faccia della tanto decantata serietà e cristallina onestà dei popoli nordici… e poi dicono di noi italiani ;-)), Microsoft compie questa mossa di mercato come minimo poco comprensibile.

In questo caso non ci sono bilanci falsificati o problemi legati al management, soprattutto perché Powerset è un’azienda che ha zero vendite e da tempo non aveva neanche più un amministratore delegato in carica. Ma l’operazione, indipendentemente da dove la si guardi, sembra comunque uno significativo spreco di soldi e di tempo.

Si ha l’impressione che l’unica ragione per cui Microsoft compia queste operazioni sia una tremenda paura di Google: provando infatti quello che Powerset è riuscito a implementare spendendo 15 milioni di dollari (basta andare solo sul loro sito), si fa fatica a intravedere una ragione di acquisto. Il motore di ricerca semantico (o pseudo tale) realizzato da Powerset fornisce risultati che non si discostano da quanto ottenuto in passato con altri motori un po’ furbetti  o da quanto si può ottenere con poco sforzo mirato: fra l’altro Powerset non possiede nemmeno una tecnologia linguistica propria ma la prende in licenza da Xerox.

Se queste sono le armi con cui Microsoft vuole contrastare Google, allora Brin e Page possono dormire sonni tranquillissimi almeno per i prossimi 20 anni! Va però detto che il controvalore dell’offerta non è noto. Sono girate delle cifre ma… si sa, l’ufficiosità spesso è molto distante dalla realtà. Si può allora pensare che se Microsoft è riuscita a comprare il tutto a prezzi di saldo (Powerset era sul mercato da diversi mesi perché non aveva più soldi per continuare) allora ci può essere qualche logica: acquistare un po’ di tecnologia, assumere una cinquantina di persone che già lavorano da qualche anno nel campo della ricerca e muovere così un po’ il mercato della semantica che non era mai stato associato a Microsoft prima.

In ogni caso, non si tratta sicuramente di un buon inizio per la Microsoft post-Gates: c’è sicuramente bisogno di un concorrente per Google (così come ci sarebbe bisogno di un concorrente vero anche per Microsoft) ma sembra proprio che la stessa sindrome che in passato colpiva e accecava i concorrenti del gigante di Redmond stia colpendo adesso Ballmer e compagnia.

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13/03/08

Il mercato è bello perché è vario

Anche se a spizzichi e bocconi, il mercato della gestione delle informazioni è in crescita e negli ultimi anni la domanda ha migliorato i risultati delle aziende che operano nel settore. La posizione di primo piano spetta al Nord America (nessuna sorpresa) ma le cose stanno andando abbastanza bene anche in Europa.

Le aziende hanno capito i vantaggi che si possono trarre da questo tipo di prodotti, il meccanismo finalmente si è innescato ed è aumentata anche la domanda nei confronti delle applicazioni più innovative.

In Italia, la realtà purtroppo resta contraddittoria: come spesso accade nel nostro Paese, fermento e interesse vanno a braccetto con molte resistenze e tanti bizantinismi.

Nel nostro settore, inoltre, non è facile riuscire a trasformare in risultati subito misurabili per le aziende le promesse legate alla gestione della conoscenza (e questo indipendentemente dal tipo di tecnologia). Chiunque può capire subito i vantaggi che derivano dall’acquisto di prodotti gestionali (escluso SAP :-) mentre l’opportunità di migliorare i processi legati alla gestione delle informazioni non è così chiara e, anzi, molto spesso non viene nemmeno considerata fra le priorità.

Quando un’azienda non compra qualcosa perché pensa di non averne bisogno oppure perché non ne capisce il valore, non c’è nulla di sbagliato (e questa più che una dinamica aziendale è piuttosto una “regola di vita”). Caso mai l’errore si fa quando si finisce con l’acquistare qualcosa non si sa bene perché.

L’importante è non pretendere la tecnologia perfetta perché non esiste: chi sostiene di avere la soluzione perfetta per ogni esigenza mente e, purtroppo, sono molti quelli che lo fanno nel nostro settore :-(

Quello che le aziende devono cercare è la tecnologia migliore che, molto spesso, coincide con la tecnologia semantica, sviluppata (anche) per oltrepassare i limiti tipici delle altre tecnologie:  è comunque sempre fondamentale partire dai problemi che si devono affrontare e scegliere in base a questi la tecnologia.

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14/01/08

L'affare Microsoft-Fast (affare per chi?)

Come molti avranno letto in giro (meritevole di nota questo post, in inglese), Microsoft ha fatto un'offerta di acquisto per FAST, la seconda azienda come fatturato (la prima è Autonomy) nel campo dei motori di ricerca tradizionali (basati su keyword) per il mondo aziendale (enterprise search): visto il prezzo stratosferico offerto, non penso proprio che da parte di FAST ci potranno essere problemi e credo che l'operazione si chiuderà nel giro di qualche mese.

Molto è già stato scritto in merito a questo avvenimento ma ci sono due o tre cose che, secondo me, non sono state evidenziate a sufficienza:

  • il prezzo pagato è assolutamente eccessivo: dimostra che Microsoft ha un'enorme paura che Google riesca a sfondare nel campo dell'enterprise search (Google in USA è ben messo ma nel resto del mondo non così tanto) e questo la porta a pagare cifre troppo alte (fino a due anni fa, Microsoft avrebbe comprato a non più di 3-400 milioni di dollari e pagando in azioni e non in contanti);
  • molti hanno scritto che MS è interessata ai clienti di FAST: forse sì ma li ha pagati sicuramente troppo e poi sono sicuramente tutti già clienti di Microsoft trattandosi di aziende medie e grandi (in pratica, ha pagato per comprare clienti che ha già...);
  • la tecnologia di Fast non è particolarmente evoluta o innovativa (del
    tutto simile a quella di concorrenti come Autonomy o Google): con 1,2 miliardi di dollari, MS poteva sviluppare una tecnologia molto superiore oppure, ancora meglio, comprare qualche piccola azienda dinamica e innovativa del settore e fornirla/e di adeguati fondi per velocizzare lo sviluppo di soluzioni migliori;
  • l'integrazione di un gruppo di sviluppo (sicuramente di valore) con base in Norvegia con quello basato a Redmond non la vedo proprio banale così come inserire i prodotti attuali di FAST nell'offerta di Microsoft (sia che si fondano con MS SharePoint sia che restino separati).

Mi sembra perciò che si tratti di un'operazione su cui sospendere il giudizio perché le incognite sono molte: per avere un giusto ritorno sull'enorme investimento, Microsoft dovrà azzeccare tutte le mosse ed avere anche quel po' di fortuna che in questi casi è indispensabile.

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