Marco Varone -

Dal mondo

08/07/08

Quo vadis, Microsoft?

Dopo l’acquisto di Fast per l’enterprise search (ricerca in azienda) e il fallimento del tentativo  di acquisto di  Yahoo!, Microsoft ha appena annunciato un’altra acquisizione, sempre nel campo della ricerca ma questa volta per il mondo consumer: come qualcuno avrà letto, la “fortunata” è ora una piccola start-up americana di nome Powerset.

Evidentemente non è bastata la “fregatura” di Fast e così, dopo aver acquistato un’azienda con i bilanci più falsi di una banconota da 35 euro e il cui management è oggi sotto inchiesta penale in Norvegia (alla faccia della tanto decantata serietà e cristallina onestà dei popoli nordici… e poi dicono di noi italiani ;-)), Microsoft compie questa mossa di mercato come minimo poco comprensibile.

In questo caso non ci sono bilanci falsificati o problemi legati al management, soprattutto perché Powerset è un’azienda che ha zero vendite e da tempo non aveva neanche più un amministratore delegato in carica. Ma l’operazione, indipendentemente da dove la si guardi, sembra comunque uno significativo spreco di soldi e di tempo.

Si ha l’impressione che l’unica ragione per cui Microsoft compia queste operazioni sia una tremenda paura di Google: provando infatti quello che Powerset è riuscito a implementare spendendo 15 milioni di dollari (basta andare solo sul loro sito), si fa fatica a intravedere una ragione di acquisto. Il motore di ricerca semantico (o pseudo tale) realizzato da Powerset fornisce risultati che non si discostano da quanto ottenuto in passato con altri motori un po’ furbetti  o da quanto si può ottenere con poco sforzo mirato: fra l’altro Powerset non possiede nemmeno una tecnologia linguistica propria ma la prende in licenza da Xerox.

Se queste sono le armi con cui Microsoft vuole contrastare Google, allora Brin e Page possono dormire sonni tranquillissimi almeno per i prossimi 20 anni! Va però detto che il controvalore dell’offerta non è noto. Sono girate delle cifre ma… si sa, l’ufficiosità spesso è molto distante dalla realtà. Si può allora pensare che se Microsoft è riuscita a comprare il tutto a prezzi di saldo (Powerset era sul mercato da diversi mesi perché non aveva più soldi per continuare) allora ci può essere qualche logica: acquistare un po’ di tecnologia, assumere una cinquantina di persone che già lavorano da qualche anno nel campo della ricerca e muovere così un po’ il mercato della semantica che non era mai stato associato a Microsoft prima.

In ogni caso, non si tratta sicuramente di un buon inizio per la Microsoft post-Gates: c’è sicuramente bisogno di un concorrente per Google (così come ci sarebbe bisogno di un concorrente vero anche per Microsoft) ma sembra proprio che la stessa sindrome che in passato colpiva e accecava i concorrenti del gigante di Redmond stia colpendo adesso Ballmer e compagnia.

Nova100 tags: , , , , , , ,

02/07/08

Navigare prima di comprare

Qualche giorno fa è uscito un articolo in cui si dice che il metodo preferito per recuperare informazioni sui prodotti che si pensa di acquistare è l’uso dei motori di ricerca.

Si vede che si fa prima a navigare Internet piuttosto che andare nei negozi :-)

A parte le battute, che la gente prima di comprare s’informi su qualità e prezzi non è una novità, ma che lo faccia on-line sì, è una novità interessante soprattutto per chi vende.

La percentuale di chi rimane influenzato leggendo i pareri espressi nei vari siti è molto alta: 83%.
È impossibile per un’azienda sfuggire a un esame critico (praticamente giornaliero, incessante) sui prodotti e i servizi che offre.

Le voci negative corrono molto velocemente (abbiamo già parlato del monitoraggio della reputazione on-line come nuova esigenza aziendale, per non dire emergenza) ma per fortuna quelle positive hanno lo stesso passo.

Il fenomeno del tam-tam del Web 2.0 rappresenta infatti una grande opportunità (oltre che un rischio).

Le aziende chiedono strumenti in grado di tenere il passo perché è impossibile cavalcare a mano tutte le onde: bisognerebbe avere risorse dedicate probabilmente solo alla lettura delle fonti (ma anche in grado di compiere analisi o comunque di iniziare a organizzare/strutturare i dati in modo da renderli poi gestibili con gli strumenti automatici).

Tra i fornitori di tecnologia, invece, c’è molto fermento: l’ambito applicativo è estremamente interessante e promettente.

In questo contesto la semantica sta assumendo un ruolo di rilievo perché può esprimere appieno le proprie potenzialità. Il motivo è molto semplice: è l’unica tecnologia che non consente solo di rilevare di che cosa parlano gli utenti ma di COME ne parlano.

Perciò anche per un’azienda che sta pensando a un software per la Competitive/Marketing Intelligence vale la regola del... “navigare prima di comprare” :-)

Nova100 tags: , , , ,

06/06/08

Wikipedia è come il maiale

Per fortuna che esiste Wikipedia! Se già non ci fosse, bisognerebbe proprio inventarla perché senza di lei i tre quarti di coloro che BAZZICANO il mondo della semantica non saprebbero che cosa fare :-)

Non passa giorno che qualcuno non annunci  di aver lavorato con Wikipedia per la nascita di un nuovo sistema di categorizzazione, di un motore di ricerca oppure di una tecnologia per il riconoscimento delle entità (persone, aziende, prodotti, ecc.) o per un repository (ovviamente RDF) di fatti estratti in un qualche modo.

Ora, è vero che Wikipedia è un’importante, ricca fonte di conoscenza ma non bisogna dimenticare che la qualità e la profondità dei contenuti non sono omogenee. Molti la usano perché è più facile da analizzare e contiene informazioni parzialmente strutturate: quest’aspetto è tutt’altro che comune nel Web e perciò fa gola a tanti che pensano di trovare una scorciatoia per risolvere il problema della gestione e del recupero delle informazioni.

Il problema invece rimane, inoltre spesso Wikipedia si mostra più inaffidabile di altre fonti che magari non sono strutturate per niente ma almeno sono stabili. Provate ad esempio a guardare le categorie associate ad ogni articolo e a notare come la soggettività e l’imprevedibilità prendano spesso il sopravvento.

Viva Wikipedia allora (che è come il maiale di cui non si butta via niente) ma per quelli che sviluppano (o dicono di sviluppare) tecnologia semantica, è ora di passare a qualcosa di più complesso e di rendersi conto che esiste tutto un universo di conoscenze, problemi e opportunità che vanno ben oltre la più famosa enciclopedia Web.

Nova100 tags:

29/05/08

Niente più temi in salsa Wikipedia, un software debella il copia-incolla: siamo sicuri?

Chi mi segue da parecchio tempo, forse ricorderà uno dei miei primi post in cui "stroncavo" gli articoli di divulgazione riguardanti l'intelligenza artificiale, i motori di ricerca evoluti e altre tecnologie simili.

Non ho poi ripreso molto l'argomento perché mi sono reso conto che è praticamente impossibile fare qualcosa di utile affinché questi articoli siano un po' meno folkloristici e un po' più affidabili scientificamente.

Non posso però evitare di commentare un pezzo uscito ieri in cui si descrive come risolto un problema che, nella realtà, ha una complessità tale da renderlo quasi impossibile da affrontare con successo.

Consideriamo anche solo un testo di 1.000 parole: eliminando quelle meno significative (articoli, preposizioni, congiunzioni, ausiliari...) resterebbero almeno 300 parole.

Per vedere se questo insieme di 300 parole è stato copiato, pensiamo di iniziare una ricerca in Internet. Chiunque può capire che ci troveremmo già di fronte a un problema, visto che nessun motore consente di  fare una ricerca con un numero così alto di parole.
Ma ammettiamo di voler procedere: potremmo creare dei sottogruppi di parole, 10- 20 parole al massimo, e iniziare poi a provare tutte le combinazioni possibili e immaginabili, creando via via nuovi, “N” sottoinsiemi di parole: non serve essere esperti in matematica per capire che si tratterebbe di una quantità abnorme di sottoinsiemi, impossibile da gestire.

In alternativa, si potrebbero scegliere solo i termini più significativi e usare questi come chiave di ricerca. Il controllo diventerebbe così un poco più affrontabile ma servirebbe l’intervento umano e questo farebbe cadere la tesi dichiarata nell’articolo.

Quindi, provando a continuare il ragionamento (senza cioè arrendersi dinanzi alla crescita esponenziale che si avrebbe andando avanti per le ricerche in sottogruppi) vediamo di capire che cosa succederebbe ipotizzando di riuscire a trovare dei testi on-line da cui forse potrebbe essere stato copiato il testo di partenza.
Ci troveremmo di fronte a un altro problema, molto complesso: dover scaricare tutti i documenti e analizzarli e poi pensare ad incrociarli per stabilire se il nostro testo è copiato o no.

Il professore di cui si parla nell’articolo molto probabilmente ha ideato qualche miglioramento agli approcci di ricerca e analisi esistenti, sicuramente avrà sviluppato un software potenzialmente utile per fare ricerche su Internet (di brani copiati) in modo più facile e rapido ma senza dubbio non ha messo a punto nulla di neanche lontanamente paragonabile a quanto descritto.

Si tratta di un’ennesima occasione persa per fare divulgazione di qualità su questi temi legati alla gestione delle informazioni, ma forse per uno studente abituato a usare più il copia&incolla della propria testa è un bel sollievo sapere che non esiste ancora una tecnologia in grado di capire così facilmente se un testo è copiato oppure no ;-)

Nova100 tags: ,

20/05/08

Balene e pelliccia di gatto

Domenica è iniziata la quarta edizione della Semantic Technology Conference, il più importante evento mondiale dedicato alle tecnologie semantiche.

Quest’anno non posso partecipare per altri impegni e sono perciò in attesa di valutare i contenuti e la qualità degli interventi a conferenza conclusa. Mi sono già fatto un’idea, però, e penso sia interessante condividere un paio di riflessioni in merito.

A una prima occhiata, l’evento sembra di dimensioni più ampie rispetto alla scorsa edizione, a dimostrazione dell’interesse continuo per la tecnologia semantica. Basta però scorrere il programma con più attenzione, senza neanche troppo sforzarsi di leggere fra le righe, per avere l’impressione che sia passato un anno inutilmente: non s’intravedono novità di rilievo fra i partecipanti, gli speaker e i vari interventi.

L’impressione è che, in generale, le grandi promesse dell’anno scorso non abbiano portato a risultati commisurati con le aspettative. Forse dipende dal forte e quasi globale rallentamento dell’economia (che negli Stati Uniti sembra avere colpito molto duro) oppure dal fatto che erano state create aspettative eccessive ma mi pare che tutti si siano concentrarti su dettagli e cose già viste piuttosto che sul quadro generale e su vere e proprie novità.

Non voglio procedere oltre con queste considerazioni perché l’evento è appena iniziato e si concluderà solo il 22 maggio. Mi auguro di potermi ricredere e, soprattutto, di trovare una smentita alla sensazione che con questa quarta edizione si sia innescato un meccanismo autoreferenziale: si parla molto, si lanciano sfide insistendo che siamo nell’anno giusto… ma poi nessuno indica una direzione precisa da seguire per rendere davvero efficaci tutte le potenzialità della semantica.

P.S. se vi chiedete il perché dello strano titolo, deriva dal fatto che oggi presenteremo al Semtech in anteprima un nuovo software, che cerca di indicare nuove direzioni :-),  nel corso di una sessione di lavoro intitolata “Whales & Cat Fur –Using a Semantic Network to Improve Precision & Recall”

Nova100 tags: , ,

29/04/08

P.S. per “Pubblicità e semantica” e “Divagazioni”

A proposito di raccolta di informazioni per il contextual o semantic advertising e di analogie fra quello che è successo in Internet alla fine degli anni ’90 e quello che sta accadendo oggi, c’è anche l’aspetto dei servizi.

Ai tempi della (prima?) bolla, l’offerta era incentrata sugli account di e-mail, che praticamente erano l’unica cosa che si poteva regalare agli utenti per invogliarli a scegliere i propri servizi (e anche per iniziare a conteggiarli e capirli).

Oggi, oltre alle mail viene offerta la tecnologia, si regalano strumenti ricchi e facili da usare, come ad esempio le piattaforme per i blog e il social networking (oltre ad applicazioni on-line che rivaleggiano con Office).

Da un lato gli utenti hanno iniziato a popolare spontaneamente il Web di contenuti personali, dall’altro i fornitori hanno avuto a disposizione molti più dati e si sono concentrati sulla capacità di sfruttarli.

Anche questo spiega la frenetica corsa all’acquisto dei siti del Web 2.0 più promettenti (spesso per cifre folli) da parte dei grandi player di oggi:  la competizione si gioca anche sull’abilità di potenziare la raccolta e l’analisi delle informazioni sparse nei vari pezzetti della propria offerta.

Nulla di nuovo sotto il sole: anche nel Web la storia si ripete più di quanto ci si renda conto e malgrado si stia molto insistendo sulla contrapposizione fra l’era dell’ 1.0 e quella del 2.0 non ci sono novità in senso assoluto (come ad esempio i principi di collaborazione e condivisione che in realtà esistono da tempo) o differenze così sostanziali… a parte la banda (che rende possibili cose già pensate in passato ma non tecnicamente erogabili in precedenza) e il fatto che ci sono aziende che fanno soldi veri (nel Web 1.0, i soldi venivano solo spesi :-)

Nova100 tags: , , , , , , , ,

24/02/08

Divagazioni

Per una volta abbandono i miei soliti argomenti per parlare dei social network e del loro "incredibile" successo (e questo vale in modo molto simile per i blog).

Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli articoli (ad esempio come questo) che riportano che la crescita fenomenale di utenti e accessi a siti come MySpace o Facebook è in stallo (se non addirittura invertita) e che, in aggiunta, monetizzare la pubblicità su questi siti è molto più difficile che in altre proprietà Web (si dice che Google ci stia rimettendo dei soldi nell'accordo in esclusiva con MySpace).

Per chi bazzica Internet da prima dello scoppio della bolla, questi dati non sorprendono per nulla: si tratta della ripetizione di quanto successo alla fine degli anni '90, semplicemente con un pubblico molto più ampio e tecnologie più evolute (perciò con una montatura pubblicitaria anche maggiore di prima).

Come allora, sembrava che il successo di questi elementi del Web 2.0 fosse inarrestabile e in grado di stravolgere il mondo; come allora, le leggi delle fisica continuano a valere e la crescita prima o poi si arresta o comunque rientra nella norma; come allora, un fenomeno di moda rientra nelle proprie dimensioni fisiologiche non appena la moda passa.

Questo non significa che questi siti scompariranno o che nessuno scriverà più blog ma che, come per tutte le cose, troveranno una propria dimensione reale e sostenibile, alimentati da coloro che sono veramente motivati a condividere parte della propria esperienze e dagli utenti interessati a questo tipo di contenuti: speriamo almeno che questo porti a ridurre i soldi investiti nell'ennesimo sito di social networking e faccia aumentare le risorse investite nello sviluppo di tecnologie e servizi veramente innovativi ed utili a tutti.

Nova100 tags: , , , ,

04/02/08

A volte ritornano…

Pensavo che avessimo superato da molto tempo l’idea di un’Intelligenza Artificiale così intelligente da sfuggire a qualsiasi controllo e di macchine tanto evolute da non sentirsi più solo macchine (ma, anzi, da non desiderare altro che la sottomissione dell’umanità).

Mi sbagliavo invece: su Nova di qualche tempo fa ho letto “L’esplosione delle macchine con troppa intelligenza” e in evidenza c’era questo paragrafo:

"L’uomo sta iniziando a produrre tecnologie che non riesce a capire. Ma deve fare attenzione a non inimicarsele."

Pare che al massimo fra 25 anni sapremo davvero di che cosa saranno capaci le intelligenze artificiali che produciamo oggi e addirittura c’è chi ha annunciato l’imminente lancio sul mercato di un prodotto che nel giro di 5 anni ci eguaglierà in fatto di intelligenza.

Anche se sono passati più di 50 anni dalle prime visioni catastrofiche legate alla nascita dell’Artificial Intelligence, evidentemente "tira" ancora parlare  dell’oscura minaccia della tecnologia amica/nemica...

Mi stupisce sempre il grande interesse che si crea nei confronti di progetti irrealizzabili che fanno perdere di vista i problemi reali e mi sfugge la ragione per cui si mostra tanto interesse per la ricerca di un’intelligenza uguale alla nostra piuttosto che per la realizzazione di strumenti furbi, davvero utili e in grado di affiancarci nelle nostre attività.

Alla fine, sono solo manovre pubblicitarie ma mi dispiace leggere cose che creano confusione e perplessità tra le tante persone che sono esperte del settore e che non hanno le conoscenze per farsi un'opinione ponderata.

Nova100 tags: , , ,

14/01/08

L'affare Microsoft-Fast (affare per chi?)

Come molti avranno letto in giro (meritevole di nota questo post, in inglese), Microsoft ha fatto un'offerta di acquisto per FAST, la seconda azienda come fatturato (la prima è Autonomy) nel campo dei motori di ricerca tradizionali (basati su keyword) per il mondo aziendale (enterprise search): visto il prezzo stratosferico offerto, non penso proprio che da parte di FAST ci potranno essere problemi e credo che l'operazione si chiuderà nel giro di qualche mese.

Molto è già stato scritto in merito a questo avvenimento ma ci sono due o tre cose che, secondo me, non sono state evidenziate a sufficienza:

  • il prezzo pagato è assolutamente eccessivo: dimostra che Microsoft ha un'enorme paura che Google riesca a sfondare nel campo dell'enterprise search (Google in USA è ben messo ma nel resto del mondo non così tanto) e questo la porta a pagare cifre troppo alte (fino a due anni fa, Microsoft avrebbe comprato a non più di 3-400 milioni di dollari e pagando in azioni e non in contanti);
  • molti hanno scritto che MS è interessata ai clienti di FAST: forse sì ma li ha pagati sicuramente troppo e poi sono sicuramente tutti già clienti di Microsoft trattandosi di aziende medie e grandi (in pratica, ha pagato per comprare clienti che ha già...);
  • la tecnologia di Fast non è particolarmente evoluta o innovativa (del
    tutto simile a quella di concorrenti come Autonomy o Google): con 1,2 miliardi di dollari, MS poteva sviluppare una tecnologia molto superiore oppure, ancora meglio, comprare qualche piccola azienda dinamica e innovativa del settore e fornirla/e di adeguati fondi per velocizzare lo sviluppo di soluzioni migliori;
  • l'integrazione di un gruppo di sviluppo (sicuramente di valore) con base in Norvegia con quello basato a Redmond non la vedo proprio banale così come inserire i prodotti attuali di FAST nell'offerta di Microsoft (sia che si fondano con MS SharePoint sia che restino separati).

Mi sembra perciò che si tratti di un'operazione su cui sospendere il giudizio perché le incognite sono molte: per avere un giusto ritorno sull'enorme investimento, Microsoft dovrà azzeccare tutte le mosse ed avere anche quel po' di fortuna che in questi casi è indispensabile.

Nova100 tags: ,

05/12/07

Alla ricerca delle persone

Ormai la nascita di un nuovo motore di ricerca non fa più notizia.
In molti, probabilmente tentati dal successo e dall’enorme quantità di soldi generati da Google, hanno deciso di buttarsi, anche solo per raccogliere qualche briciola della torta (comunque si tratterebbe di una cifra considerevole) o con la speranza di essere notati da qualcuno di grosso pronto a comprare.

Come ho già detto più volte, da un punto di vista tecnico è però normale tutto questo fermento: le tecnologie alla base degli attuali motori di ricerca non migliorano e non c’è da meravigliarsi se si tentano altre strade perché la svolta è necessaria. Quello che piuttosto mi stupisce è lo sviluppo incredibile dei motori specializzati nella ricerca delle persone perché sembra inarrestabile. I numeri offrono una chiara spiegazione del fenomeno perché si parla da tempo di una percentuale piuttosto alta che spetterebbe alla ricerca delle persone rispetto al resto (il 30% del totale delle ricerche sia in Google sia in Yahoo!).

A parte Spock, che ho già citato, ci sono altri esempi:

  • per chi preferisce “il modo più intelligente per ritrovare le persone”… c’è PeekYou (è richiesta la registrazione);
  • ZoomInfo si vanta di contenere più di 36 milioni di persone (e circa 4 milioni di aziende)
  • Wink, che consente di attivare una ricerca per nome, luogo, tipo di scuola, lavoro e anche interessi, basa i propri risultati sulla ricerca dei profili presenti in MySpace, LinkedIn, Live Spaces, Bebo e forse qualche altra risorsa del genere;
  • Welcome to the Deep Web è il benvenuto di Pipl, che promette di fare miracoli per il deep o invisible web, cioè i contenuti che non si riescono a trovare con i classici motori di ricerca (perché le pagine non vengono indicizzate);
  • LinkedIn è il principale networking legato al business che consente di inserire un proprio profilo e iniziare a cercare contatti utili nel proprio lavoro e anche a condividere la propria lista di contatti con altri. Ci sono anche Visible Path, ExecRelate di Lexis Nexis e la Leadership Network di Leadership Directories (si tratta di business networking con il top management).

Nova100 tags: , , , , , , , , , , , ,

21/11/07

Se non sai che cosa fare, chiedilo al telefonino...

… perché se è intelligente allora ti conosce, sa che cosa ti piace e che cosa no ed è sempre pronto a consigliarti al meglio su ristoranti, negozi, eventi.

I telefonini stanno diventando sempre più potenti e riescono perciò a far girare programmi che fino a poco tempo fa erano riservati solo ai computer da tavolo. Quanto descritto nell’articolo

Smart Phone Suggests Things to Do (già ripreso anche in italiano nel post Il cellulare che legge nel pensiero) non solo è attuabile, ma sembra anche semplice: a volte sono proprio le cose più semplici ad essere le più utili.

Nova100 tags:

10/10/07

Spie come noi

Nell’immaginario collettivo i Servizi Segreti evocano perlopiù un mondo misterioso, dove la tecnologia è ai confini della realtà e tutti gli strumenti sono evoluti, lontanissimi da quelli a cui normalmente siamo abituati.
È perciò tutt’altro che immediato un parallelo fra le attività che noi svolgiamo ogni giorno nelle nostre aziende (ma anche nel tempo libero) e quelle che pensiamo siano più tipiche di una spia.

Forse, però, con l’Intelligence abbiamo in comune molto più di quello che immaginiamo, almeno stando all’ambito della gestione delle informazioni: oltre alla necessità di reperire i dati e gli indizi più giusti, c’è anche l’esigenza di condividere la conoscenza acquisita diffondendola nel modo migliore e più veloce possibile.

Non so se avete già sentito parlare di “A-Space”, un progetto di social networking promosso dall’Intelligence Community (Stati Uniti) con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’intelligence e promuovere la condivisione delle informazioni.

La “A” sta per “Analisti” (cioè gli agenti segreti) e “Space” rappresenta la variante di uno dei siti più famosi e tipici del Web 2.0: MySpace.

Per A-Space è prevista la partecipazione ad Intellipedia (un insieme di 3 Wiki top-secret il cui nome è nato sulla falsariga di Wikipedia), i cui membri provengono da 16 diverse agenzie segrete. A poco più di un anno e mezzo dalla sua creazione, Intillepedia raccoglie più di 29.000 articoli con un media di 114 pezzi nuovi creati ogni giorno e oltre 4.800 modifiche a materiale già esistente.

È interessante e positivo se alcuni degli strumenti del Web 2.0 possono contribuire alla risoluzione dei problemi legati alla condivisione delle informazioni (anche a livello globale) utili all’Intelligence. Ma quello che ha fatto davvero notizia è stata l’associazione dell’Intelligence con siti come Facebook e MySpace, molto semplici e tipicamente giovanili:

“Logged In and Sharing Gossip, er, Intelligence”, New York Times

“Spies and teenagers normally have little in common but that is about to change as America’s intelligence agencies prepare to launch “A-Space”, an internal communications tool modelled on the popular social networking sites, Facebook and MySpace”, Financial Times

Il problema della difficoltà nella ricerca e poi nella gestione integrata delle informazioni causato dai limiti delle tecnologie è lo stesso per tutti: agenti e servizi segreti, aziende, persone.
Cambiano le esigenze, gli obiettivi, naturalmente anche i rischi e la complessità delle situazioni da affrontare. Cambiano di conseguenza anche la velocità e la concretezza con cui si tenta di dare una risposta al problema.

Penso che tornerò presto sull’argomento.

Nova100 tags: , , , , , , , , , ,

26/09/07

Il tempo è galantuomo

È stato piuttosto divertente leggere su Nòva di giovedì scorso il pezzo “Chip di buonsenso”.

C’erano alcune dichiarazioni di Marvin Minsky, noto guru e strenuo sostenitore della cosiddetta “corrente forte” dell’Artificial Intelligence (per chi non ha tempo o voglia di consultare le pagine di Wikipedia, l’AI forte si basa sulla convinzione che si possa veramente dotare un computer della stessa intelligenza che contraddistingue l’uomo).

L’aspetto piacevole  della lettura è stata l’apparente conversione di Minsky verso un pensiero più simile a quello debole che a quello forte dell’AI, avvicinandosi a quello che io ritengo da sempre (e sono in buona compagnia a farlo) l’unico approccio sensato e realistico.

Leggendo tra le righe, sembra proprio che il buon Marvin abbia capito che il nostro cervello non è così semplice e che forse è meglio usare approcci meno ambiziosi ma più essenziali e concreti, realizzabili: che nessuna delle sue previsioni ottimistiche si sia ancora avverata a distanza di tanti anni di lavoro e ricerca evidentemente ha fatto sorgere anche in lui qualche dubbio sulla vera “forza” dell’AI.

Ho trovato quasi commuoventi le ultime righe dell’intervista dove, abbandonati i sogni utopici del passato, si propongono progetti sempre innovativi, ma più piccoli e pragmatici.

Peccato per tutte le risorse che sono state investite prima di questa conversione, ma meglio tardi che mai :-)

Nova100 tags: , , , , ,

12/09/07

Il giornale che verrà

Si è riacceso (e anche intensificato) un dibattito aperto da tempo: che cosa riserva il futuro del Web ai giornali?

Niente di buono, stando alle ormai famosissime parole del proprietario del New York Times:

"I really don't know whether we'll be printing the Times in five years, and you know what? I don't care either.”

Ma poi all’inizio del mese scorso è arrivata la notizia dell’acquisto del Wall Street Journal da parte di Murdoch e allora si è cominciato a dire che se uno come lui prende una certa decisione, una buona ragione c’è.

Il caso del Times (1.5 milioni di lettori on-line, raddoppiati in poco tempo, contro 1.1 milioni di affezionati alla stampa) dimostra che i media d’informazione tradizionali forse non prevalgono più su Internet, mentre l’interesse per i giornali di carta da parte di imprenditori innovativi tipo Murdoch fa presagire a qualche novità basata su un processo di coesistenza e integrazione fra vecchio e nuovo.

In molti stanno riflettendo su come andrà a finire (indico di seguito e in ordine sparso alcune letture sull’argomento, ma ci saranno senz’altro cose più recenti: un’intervista a Vittorio Sabadin a proposito del libro “L’ultima copia del «New York Times». Il futuro dei giornali di carta”; “Il tempo di Internet”, un post di Luca De Biase; “Giornalista soltanto io”, di Franco Carlini; “Leggere un giornale fra 8 anni”, di Vittorio Zambardino).

Francamente non so come la versione on-line di un giornale potrà mai arrivare ad avere la forza della versione a stampa (che non è fatta per essere consumata seduta stante, ma nasce da un’analisi più profonda per stimolare dibattiti e muovere i pensieri –insomma, non semplicemente per informare) ma è evidente che i siti dei quotidiani, così come sono oggi, non possono funzionare.

È vero che contengono già tante informazioni su tutti gli argomenti (e tanti esempi e tanta storia di buon giornalismo sono potenzialmente sempre a portata di mano), ma sembrano più una copia ridotta di quel grande e caotico contenitore di informazioni che è il Web anziché un archivio di conoscenze strutturato e organizzato in modo da poter essere di qualche utilità: forse anche qui la semantica potrebbe metterci lo zampino.

Nova100 tags: , , , ,

Nova100