Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Miti & Realtà: l’intelligenza artificiale e l’intramontabile sfida uomo-macchina

Qualche giorno fa, AlphaGo (creato da DeepMind, una società comprata da Goolge all’inizio del 2014) ha battuto 4-1 Lee Sedol, uno dei campioni mondiali di Go (un gioco da tavolo che ricorda vagamente la dama ma molto più articolato e ben poco diffuso in Italia) e la notizia ha fatto ovviamente il giro del mondo. È sicuramente qualcosa di rilevante per il mondo dell’intelligenza artificiale (il programma sfrutta algoritmi di deep learning), mondo in cui lavoro da tanti anni, ed è stato normale per molte persone chiedermi cosa ne pensavo (ad esempio, trovate qui una mia intervista con la rivista americana Cio Dive) e quali ricadute si possono ipotizzare nell’immediato.

AlphaGo usa sostanzialmente un approccio basato sulla forza bruta, anche se in modo diverso da come fece nel 1997 DeepBlue (IBM) nella sfida uomo-macchina agli scacchi: mentre nel gioco degli scacchi serve calcolare milioni di mosse possibili che vengono poi pesate, per giocare a Go serve riconoscere pattern che possono portare a miglioramenti della propria partita.

Il fatto che il numero di mosse possibili di Go sia enormemente più grande rispetto a quello degli scacchi non è la dimostrazione che da domani con i computer faremo delle attività che per ora non possiamo ancora fare. La vittoria di AlpaGo rimarrà un momento importantissimo nella storia dell’intelligenza artificiale, proprio come è successo in passato con Deep Blue e Watson. Ma nulla è cambiato rispetto a prima: non succederà niente di straordinario o di rivoluzionario e i progressi nell’intelligenza artificiale continueranno ad avvenire a un ritmo normale.