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Con i piedi per terra

È un vero piacere leggere ogni tanto un articolo come questo che, in modo chiaro e semplice, fa piazza pulita di una serie di luoghi comuni, speculazioni, miti e fughe in avanti e fa capire che la strada per un computer (almeno parzialmente) intelligente è ancora molto lunga e accidentata.

Ciò che da giornalisti è descritto come un grande passo in avanti nel campo dell'intelligenza artificiale, molto spesso è solo un piccolo miglioramento oppure una migliore (o molto più veloce) implementazione di cose già esistenti da tempo: sono progressi quasi sempre utili in determinati contesti ma non certo rivoluzionari come si cerca di far credere al pubblico (vero Google e IBM? :-)

È l'ennesima conferma che non ci sono facili scorciatoie e che anche analizzando miliardi di pagine web, compresa Wikipedia e tutte le altre conoscenze più o meno organizzate disponibili su Internet, basta una piccola e innocua frase di poche parole, immediatamente comprensibile anche a un bimbo di 8 anni, per mettere in croce qualunque computer o anche batteria di migliaia di computer che lavorano in parallelo.

Come suggerisce l'autore, bisogna tornare a lavorare sulla vera intelligenza artificiale anche attraverso l’analisi semantica del testo, unico modo per cercare di catturare il vero significato  e senso profondo del discorso: ci vorrà tantissimo lavoro e pazienza ma è l'unica strada percorribile per arrivare ad avere dei computer magari non proprio intelligenti ma almeno piuttosto furbi :-)