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Parole parole parole… e molto di più

Qualche tempo fa sono stato coinvolto in un’indagine sulla lingua italiana. Il punto in discussione era quali parole mantenere e quali eliminare dai dizionari. Questo tipo di valutazione aveva senso molti anni fa, quando il mezzo di diffusione di un dizionario era la carta e, per forza di cose (soprattutto in ragione dei costi e del peso), era necessario ridurre le dimensioni del dizionario. Ma nella società attuale, tutto è digitale e il dizionario cartaceo è ormai solo un residuo di un passato destinato a tramontare molto in fretta: tablet, smartphone, e-reader e computer portatile ne causeranno la sostanziale estinzione in non troppi anni. Si tratta di un'evoluzione logica e inarrestabile: un oggetto di consultazione come un dizionario è enormemente più comodo e utile in forma digitale. Oltre a costare meno, non occupa spazio, si consulta in un secondo (e anche direttamente se sto leggendo qualcosa su uno dei dispositivi citati sopra) ed è facilmente aggiornabile.

Poiché lo spazio a disposizione sui nuovi dispositivi è praticamente infinito (per quello che riguarda un dizionario), non c’è più motivo di eliminare delle parole. Anche perché esse sono molto più di una sequenza di caratteri: rappresentano un pezzo di storia, di cultura, di vita. Spesso raccontano di persone che un tempo le hanno usate e cancellarle potrebbe significare ridurre la capacità di comprensione di un testo da parte dalle generazioni future.

Nella consultazione digitale, non importa quante parole ci sono nel dizionario perché si vede solo la parola che si sta cercando. Per non confondere l’utente, basterebbe poi marcare in modo speciale le accezioni arcaiche di un termine e magari non mostrarle nella vista standard (ma nel caso in cui un utente sia interessato, allora potrà scegliere con un click di visualizzare tutti i significati).

Rimane senz’altro l’aspetto della monetizzazione (e, in questo caso, quale sia il modo migliore per procedere non è per niente chiaro nemmeno a me :-)) ma purtroppo mi sembra che gli editori, sommersi dai tanti problemi economici di questi ultimi anni (peraltro in buona parte causati proprio dal passaggio alla forma digitale dei contenuti), non si siano resi conto che questa è un'opportunità per cambiare le modalità di aggiornamento di un dizionario.