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Il coraggio di rischiare

In un momento economico come quello attuale, la capacità da parte delle aziende di individuare le giuste aree di investimento è ancora più importante del solito. Questo vale ovviamente anche per gli investimenti in tecnologie software, siano esse utilizzate per ridurre i costi (caso più comune di questi tempi) oppure per avere un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza. 

L'impiego di tecnologie semantiche per automatizzare attività svolte manualmente o per rendere più accessibile la conoscenza esistente ma non raggiungibile è (per nostra fortuna :-) un'area su cui le aziende stanno comunque facendo investimenti nonostante la crisi, avendo compreso l'importanza strategica della conoscenza nel differenziarsi dai propri rivali. C'è però un problema, che ogni tanto incontro quando propongo a dei potenziali clienti una soluzione automatica per rimpiazzare un'attività fino a quel momento fatta da persone (taggatura, categorizzazione, monitoraggio di flussi). Si tratta dell'incapacità di valutare bene i pro e i contro di una decisione in merito: non riuscendo a farlo, spesso rinunciano alla soluzione o si accontentano di qualcosa di molto basico, perdendo così una formidabile opportunità di risparmio economico e/o di miglioramento dei servizi offerti. 

Quello che spaventa è il rischio di avere una qualità inferiore a quella ottenibile manualmente e, in un periodo di crisi come quello attuale dove l'avversione al rischio è molto superiore al normale, questo atteggiamento porta a non decidere o a rimandare la decisione a tempi migliori. È normale che la qualità di un sistema automatico sia un po' inferiore ma ritengo comunque che questo sia un modo sbagliato di valutare la questione: con una corretta implementazione della tecnologia semantica, la differenza in qualità è piccola e, alla luce di tutti i vantaggi ottenibili, trascurabile. 

I costi di un sistema automatico sono molto inferiori rispetto a quelli di una lavorazione manuale (tipicamente, l'investimento si recupera entro il primo anno), non ci sono problemi di scalabilità e si possono facilmente aggiungere o modificare i diversi aspetti del funzionamento: il tutto liberando eventualmente persone per attività più complesse e a maggior valore aggiunto, troppo difficili per un sistema automatico (per quanto sofisticato o intelligente esso sia). 

Certo serve il coraggio di rischiare e non è da tutti: come diceva Don Abbondio, se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare…