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MITI e REALTÀ: confusione

Come scrivevo nel post precedente, le ontologie e, più in generale, i concetti specifici del Semantic Web stanno iniziando a penetrare all'interno del mondo aziendale. In linea di massima, si tratta di un'evoluzione positiva ma, come spesso capita per le cose nuove, il fattore trainante sembra essere più la moda che una reale comprensione delle possibilità di questo approccio.

Oggi le aziende manifestano molto interesse e si mostrano aperte nei confronti di una rappresentazione semantica della conoscenza. Il quadro in cui si inserisce questo interesse è però estremamente confuso e frammentato: spesso un appassionato della materia (interno all'azienda) si improvvisa esperto e cerca di mettere in piedi una soluzione farraginosa e poco efficace oppure il consulente à la page crea un'infrastruttura elefantiaca per risolvere un problema che non richiederebbe nemmeno cose complicate.

Essendo evidente che gli approcci seguiti finora hanno ormai raggiunto il massimo delle possibilità e che questo massimo spesso non risolve i problemi della gestione della conoscenza che si incontrano tutti i giorni, la ricerca di qualcosa di nuovo è diventata centrale e i "miracoli" promessi dal Semantic Web sono una forte tentazione per tutti.

È importante perciò ricordare ancora una volta che non ci sono pasti gratis e che solo molto raramente un problema complesso può essere risolto con poca fatica e costo vicino allo zero. Invece di cercare a tutti i costi di usare le ontologie, le triple e l'RDF, è fondamentale farsi le seguenti domande:
– qual è il problema che si vuole risolvere?
– quali sono i contenuti in cui si trova la conoscenza che serve per risolvere il problema?
– qual è il livello minimo accettabile per la soluzione del problema e qual è invece l'obiettivo ideale?
– quali sono i costi e le complessità per i due estremi?
– è possibile partire dalla soluzione minima e poi, con uno sforzo solo incrementale, muoversi verso quella ideale?

Le risposte a queste domande indicheranno la soluzione da implementare, soluzione che potrà includere anche gli elementi sopra indicati se utili al raggiungimento efficiente dell'obbiettivo. In realtà, le domande riportate sopra non riguardano solo i progetti per la gestione delle informazioni non strutturate ma sono generiche (solo la seconda è specifica). Eppure, non so perché, pare quasi che quando entra in gioco la tecnologia semantica si dimentichino tutte le normali regole del gioco e si propenda per un approccio un po' troppo utopico.