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MITI e REALTÀ: letture da ombrellone

Solitamente quando si parla di letture da ombrellone si fa riferimento a qualcosa di leggero o poco impegnativo (tipicamente il "polpettone" di moda in quel periodo oppure l’enigmistica o qualche rivista di gossip) ma io ho sempre fatto il contrario – ho cioè utilizzato il periodo delle vacanze per leggere cose impegnative, e mi sento perciò autorizzato a segnalare un articolo che è estremamente stimolante ma che non rientra di certo nelle cose leggere :-)

L'ho trovato attraverso una segnalazione contenuta in un pezzo uscito una decina di giorni fa e sono riuscito a leggerlo solo adesso grazie alla relativa calma di agosto. Premetto che l'articolo ha tutti i difetti possibili e immaginabili per disincentivare la lettura (è in inglese, è lunghetto, in diversi passaggi è molto tecnico e quasi incomprensibile per i non addetti ai lavori, fa riferimento a mille altri articoli…) ma credo che valga la pena provare a leggerlo, almeno a pezzi, perché rappresenta la migliore dimostrazione possibile che non esiste una grammatica universale per tutte le lingue come quasi tutti pensano. È infatti credenza comune che, salendo al giusto livello di astrazione, le lingue finiscano per essere molto simili o identiche (cioè emergano gli aspetti universali delle lingue) ma, nella realtà, non è così e i due autori lo dimostrano con argomenti piuttosto solidi.