L'altro giorno un canale televisivo britannico ci ha chiesto di utilizzare la nostra tecnologia semantica per analizzare il contenuto dei tre dibattiti fra i tre candidati alle imminenti elezioni politiche: visto che era una richiesta diversa dal solito (e anche semplice da soddisfare), ci siamo volentieri prestati a supportarli. I risultati che ne sono usciti sono sicuramente interessanti e anche se non sono le nostre elezioni, ho pensato che forse valesse la pena di scrivere un post su alcune delle cose individuate.
Prima di evidenziare alcuni risultati, è doveroso un veloce inquadramento di quanto abbiamo fatto. Forse qualcuno ricorderà che nel film “L’attimo fuggente” il professor John Keating fa strappare ai suoi studenti la pagina del libro di letteratura in cui si parla dell’analisi dei componimenti poetici tramite un sistema di assi cartesiani – un sistema in qualche modo “matematico” di valutazione del valore basato su criteri “misurabili”: io concordo sul fatto che un esame “meccanico” di un testo poetico non ha molto senso, ma credo che invece possa essere utile per scoprire aspetti non ovvi in testi che normalmente di poetico hanno molto poco, come i discorsi dei politici. In particolare, quale condizione migliore di un dibattito politico in cui i tre candidati devono rispondere alle stesse domande, dal vivo in un sistema controllato, con un tempo limitato per ogni risposta? Ci siamo così divertiti ad analizzare quanto detto da Brown, Cameron e Clegg in queste tre occasioni, per vedere se e cosa si può capire di una campagna elettorale se si rinuncia a guardare in faccia i candidati, a valutare il loro tono di voce, la loro espressione, il ritmo del disquisire, limitandoci a “tritare” quanto affermano, valutandone solo il succo più astratto – l’insieme dei concetti trattati, l’uso del lessico e delle strutture espressive.
Un primo elemento interessante ma forse scontato è che l'analisi ha confermato che Brown e Cameron sono molto più simili tra loro di quanto non lo siano rispettivamente con Clegg: probabilmente il loro modo di esprimersi si è stereotipato negli anni di carriera politica.
Cameron però ha usato frasi un po’ più articolate degli altri due candidati (oratore più esperto?), mentre Clegg si è lasciato sfuggire qualche frase più lunga (oratore più emotivo o più retorico?). E Brown, dal canto suo, ha usato meno avverbi, come numero e varietà (oratore più controllato?).
Una cosa – quantomeno curiosa – che accomuna i tre candidati è stato l’uso dell’avverbio “not” (in assoluto il più utilizzato da tutti e tre) seguito a breve distanza (sempre, da tutti, anche se con frequenza diversa) da “now". Altro dato comune è poi la connotazione degli aggettivi che ha visto prevalere (sempre per tutti e tre) quelli “moderatamente positivi” seguiti (con scarto, però) da quelli molto negativi (volendo anche qui interpretare verrebbe da pensare che i loro discorsi vogliano essere incoraggianti, ma che si intraveda comunque quanto siano anche preoccupati).
I concetti fondamentali per tutti e tre i politici sono stati “people” e “country” (non credo che la seconda sarebbe così comune negli interventi dei nostri politici :-) mentre sul resto i tre candidati si sono differenziati un po’ preferendo ognuno elementi comunque di rilievo: Cameron si è focalizzato maggiormente su denaro, tasse, sistema sanitario e cambiamenti, Brown ha parlato principalmente di economia, polizia, scuola e Unione Europea mentre Clegg ha aggiunto al resto priorità sull’ambito militare, sugli immigrati, sul governo e sui partiti.
La distribuzione di utilizzo semantico non riserva sorprese perché i tre candidati hanno seguito praticamente la stessa scaletta: i significati più utilizzati riguardano concetti astratti, poi oggetti concreti, seguiti da persone intese come insieme e persone intese come singoli.
Un’ultima analisi curiosa è quella delle similitudini tra le singole risposte: l'argomento su cui Cameron e Brown si sono trovati più d'accordo è stato il modo per fare ritornare la fiducia sul voto dopo gli scandali dello scorso anno mentre la maggior differenza è stata quella tra Brown e Clegg all’ultima domanda del primo incontro (sulla cura degli anziani).
Visto che non è impossibile che le prossime elezioni italiane siano a breve (invece che nel 2013), proverò a replicare l'esperimento in quell'occasione (sperando che non ci sia Di Pietro in mezzo perché con lui non c'è Cogito che tenga :-)
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TAGS: Brown, Cameron, Clegg, Cogito, dibattito UK, elezioni politiche UK, elezioni UK, tecnologia semantica
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Commenti
Mauro 01/mag/2010 19:22:27
Floriano 14/mag/2010 09:59:27
Marco Varone 17/mag/2010 09:06:52
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