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Gestire le conoscenze aziendali: ma ne vale la pena?

La valutazione di costi e benefici è una delle premesse su cui ragionare prima di implementare un sistema per la gestione delle informazioni.

Spesso non è facile determinare il ROI (Return on Investiment) e diventa impossibile farlo se fra azienda-cliente e fornitore di tecnologia non c’è un dialogo franco.

Le aziende conoscono il problema della gestione delle informazioni e molte decidono anche di affrontarlo cercando una soluzione, anche se in molti casi non sanno bene di che cosa hanno bisogno.
Se non c’è la disponibilità da parte dell’azienda alla condivisione chiara dei problemi, diventa davvero difficile proporre la giusta soluzione, che nella maggior parte dei casi è unica, cioè sviluppata
ad hoc e adatta a risolvere un problema specifico. In questi casi svanisce anche il senso del ROI.

L’ultima esperienza che abbiamo avuto nel calcolo del ROI è stata molto positiva.

Un’azienda ci ha contattato perché voleva aumentare la produttività del proprio staff senza prevedere un aumento dei costi legato al personale. Dal dialogo che abbiamo avuto sono emersi i parametri fondamentali per il ROI: la maggior parte dei knowledge worker impiegava il 20% del proprio tempo quotidiano a cercare informazioni (equamente distribuite fra informazioni interne ed esterne). Un altro dato interessante è stato scoprire che a un dipendente servivano circa 3 anni di lavoro per diventare autonomo nel valorizzare il capitale intellettuale, cioè nel gestire le conoscenze utili (presenti chissà dove in azienda) con un buon grado di efficienza e in base a ogni singolo progetto.

Sulla intranet abbiamo implementato una nostra soluzione: ci siamo integrati con il motore di ricerca esistente aumentandone le potenzialità e abbiamo sviluppato un categorizzatore per rendere più efficiente l’organizzazione dei contenuti, utile anche per la selezione ed estrazione automatica dei dati.  Siamo riusciti così a dimostrare un ritorno di oltre la metà del tempo che prima veniva speso nelle ricerche.

Il risultato ha suscitato molta sorpresa nel cliente perché non si aspettava un taglio dei tempi così alto (con un conseguente calo di stanchezza e nervoso da parte di dipendenti), nonostante invece noi lo avessimo previsto grazie all'esperienza maturata in questi anni e alla tecnologia di base.

Non sempre i progetti vanno così bene ma se il cliente ha le idee chiare e collabora, questa può essere considerata la norma.

Commenti

Trovare dei clienti con le idee chiare è difficile.
Concordo pienamente con la tua analisi.

E per rispondere alla domanda del titolo del post...si, vale la pena gestire le conoscenze aziendali (almeno dal mio punto di vista :-)).

Ciao

La domanda è retorica e la risposta affermativa è ovvia, almeno in linea di principio...contrariamente si farebbe poi brutta figura con il direttore e tutto l'establishment di Confindustria :-)
Una considerazione (anche questa ovvia e forse banale) mi permetto comunque di farla: spesso si confonde "gestione della conoscenza" con "sistemi (nel senso più ampio del termine) che gestiscono efficientemente le informazioni".
I nostri padri avevano a disposizione gli archivi cartacei, che se ben organizzati facevano il loro sporco lavoro, noi abbiamo l'informatica, internet e tutto quello che di più efficiente gli gira intorno, che ci permette di ridurre i tempi , gli spazi e di conseguenza diventare più produttivi rispetto ai nostri padri.
Ma la conoscenza che da maggior valore aggiunto spesso è quella tacita, quella poco strutturata e difficilmente codificabile in documenti, flussi comunicativi e procedure. E' su questa differenza che aziende e fornitori di sistemi (compresi i consulenti) dovrebbero avere le idee chiare per capire cosa può offrire la tecnologia.

Con stima
Andrea

Ho risposto alla domanda perchè purtroppo ci sono aziende che non hanno ancora capito l'importanza della gestione della conoscenza interna e soprattutto, come dici tu, di quanto sia importante recuperare le conoscenze di ogni singola persona.
Grazie

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