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SemTech 2008

Prima di scrivere un post sul SemTech ho lasciato passare un po’ di tempo perché volevo osservare le ricadute concrete dell’evento (che non sono state particolarmente evidenti, come temevo).

Innanzi tutto, però, vorrei consigliare a chi è interessato a leggere qualche altra riflessione di dare un’occhiata al post del nostro Luca Scagliarini: uno fra i pochissimi italiani (forse l’unico?) che hanno avuto la forza di partecipare a tutte e cinque le giornate della Conferenza :-)

Quest’anno il numero dei partecipanti è cresciuto: 1.100 persone contro le 800 della scorsa edizione. Un dato che conferma una percezione di cui noi parliamo da tempo:  l’interesse per la tecnologia semantica è in crescita costante.

Rispetto alle scorse edizioni, alcuni aspetti però non sembrano molto cambiati.

Come il linguaggio, ad esempio, che rimane troppo tecnico (per non dire incomprensibile) e perciò inadatto ad appassionare il pubblico degli imprenditori e dei decisori aziendali. Se consideriamo le dimensioni raggiunte dall’evento e anche gli interlocutori coinvolti (non più solo accademici) un cambiamento di registro non è solo auspicabile ma necessario.

A dir la verità, però, non si tratta solo di linguaggio ma anche di contenuti: nonostante i numerosi casi di successo, in ambito aziendale la semantica continua ad essere considerata una tecnologia lontana, più per “cose belle ma impossibili” (tipo il Semantic Web) che vere e proprie necessità di business.
È ora di impegnarsi per diffondere in merito una conoscenza più corretta, chiara ed esaustiva e il primo passo spetta alle aziende che sviluppano tecnologia semantica.

Anche quest’anno i principali analisti (come IDC e Gartner) non hanno preso parte alla Conferenza. Probabilmente non hanno ancora maturato la capacità di cogliere appieno gli aspetti più interessanti (e rivoluzionari) della tecnologia. La palla è di nuovo dalla parte dei fornitori che devono sforzarsi di raccontare la propria esperienza, declinandone soprattutto gli aspetti legati al business (ad esempio puntando sulle presentazioni di casi concreti).

Si è parlato ancora tanto di standard per il Semantic Web (OWL, RDF, ecc.), come se bastassero questi per realizzarlo. Insieme con gli standard, invece, servono applicazioni per elaborare automaticamente le informazioni, affinché diventino così gestibili con gli standard.

La presenza massiccia di rivenditori e system integrator legati alla Pubblica Sicurezza e alla Difesa conferma un’impressione che abbiamo da tempo:  in questi settori, c’è u
na consapevolezza maggiore sui vantaggi della semantica e quindi un impiego più diffuso della tecnologia rispetto ad altri ambiti governativi e al mondo aziendale.
Considerata la complessità e l’importanza delle attività di Intelligence, in particolare sul Web e sulle cosiddette fonti informative aperte (tecnicamente si parla di OSInt, Open Source Intelligence) non c’è da stupirsi: le tecnologie più tradizionali per la gestione delle informazioni spesso falliscono. Inoltre, c’è da considerare anche l’aspetto degli investimenti, perché negli Stati Uniti si investe moltissimo nei progetti di monitoraggio delle nuove tecnologie (circa 10 anni fa, ad esempio, la CIA ha lanciato In-Q-Tel, un’organizzazione privata no-profit il cui obiettivo  è individuare aziende che sviluppano tecnologie particolarmente adatte a supportare le attività di Intelligence).

Riassumendo, un evento utile ma non ancora efficace: speriamo nel Semtech 2009.