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Quo vadis, Microsoft?

Dopo l’acquisto di Fast per l’enterprise search (ricerca in azienda) e il fallimento del tentativo  di acquisto di  Yahoo!, Microsoft ha appena annunciato un’altra acquisizione, sempre nel campo della ricerca ma questa volta per il mondo consumer: come qualcuno avrà letto, la “fortunata” è ora una piccola start-up americana di nome Powerset.

Evidentemente non è bastata la “fregatura” di Fast e così, dopo aver acquistato un’azienda con i bilanci più falsi di una banconota da 35 euro e il cui management è oggi sotto inchiesta penale in Norvegia (alla faccia della tanto decantata serietà e cristallina onestà dei popoli nordici… e poi dicono di noi italiani ;-)), Microsoft compie questa mossa di mercato come minimo poco comprensibile.

In questo caso non ci sono bilanci falsificati o problemi legati al management, soprattutto perché Powerset è un’azienda che ha zero vendite e da tempo non aveva neanche più un amministratore delegato in carica. Ma l’operazione, indipendentemente da dove la si guardi, sembra comunque uno significativo spreco di soldi e di tempo.

Si ha l’impressione che l’unica ragione per cui Microsoft compia queste operazioni sia una tremenda paura di Google: provando infatti quello che Powerset è riuscito a implementare spendendo 15 milioni di dollari (basta andare solo sul loro sito), si fa fatica a intravedere una ragione di acquisto. Il motore di ricerca semantico (o pseudo tale) realizzato da Powerset fornisce risultati che non si discostano da quanto ottenuto in passato con altri motori un po’ furbetti  o da quanto si può ottenere con poco sforzo mirato: fra l’altro Powerset non possiede nemmeno una tecnologia linguistica propria ma la prende in licenza da Xerox.

Se queste sono le armi con cui Microsoft vuole contrastare Google, allora Brin e Page possono dormire sonni tranquillissimi almeno per i prossimi 20 anni! Va però detto che il controvalore dell’offerta non è noto. Sono girate delle cifre ma… si sa, l’ufficiosità spesso è molto distante dalla realtà. Si può allora pensare che se Microsoft è riuscita a comprare il tutto a prezzi di saldo (Powerset era sul mercato da diversi mesi perché non aveva più soldi per continuare) allora ci può essere qualche logica: acquistare un po’ di tecnologia, assumere una cinquantina di persone che gi
à lavorano da qualche anno nel campo della ricerca e muovere così un po’ il mercato della semantica che non era mai stato associato a Microsoft prima.

In ogni caso, non si tratta sicuramente di un buon inizio per la Microsoft post-Gates: c’è sicuramente bisogno di un concorrente per Google (così come ci sarebbe bisogno di un concorrente vero anche per Microsoft) ma sembra proprio che la stessa sindrome che in passato colpiva e accecava i concorrenti del gigante di Redmond stia colpendo adesso Ballmer e compagnia.