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P.S. per “Pubblicità e semantica” e “Divagazioni”

A proposito di raccolta di informazioni per il contextual o semantic advertising e di analogie fra quello che è successo in Internet alla fine degli anni ’90 e quello che sta accadendo oggi, c’è anche l’aspetto dei servizi.

Ai tempi della (prima?) bolla, l’offerta era incentrata sugli account di e-mail, che praticamente erano l’unica cosa che si poteva regalare agli utenti per invogliarli a scegliere i propri servizi (e anche per iniziare a conteggiarli e capirli).

Oggi, oltre alle mail viene offerta la tecnologia, si regalano strumenti ricchi e facili da usare, come ad esempio le piattaforme per i blog e il social networking (oltre ad applicazioni on-line che rivaleggiano con Office).

Da un lato gli utenti hanno iniziato a popolare spontaneamente il Web di contenuti personali, dall’altro i fornitori hanno avuto a disposizione molti più dati e si sono concentrati sulla capacità di sfruttarli.

Anche questo spiega la frenetica corsa all’acquisto dei siti del Web 2.0 più promettenti (spesso per cifre folli) da parte dei grandi player di oggi:  la competizione si gioca anche sull’abilità di potenziare la raccolta e l’analisi delle informazioni sparse nei vari pezzetti della propria offerta.

Nulla di nuovo sotto il sole: anche nel Web la storia si ripete più di quanto ci si renda conto e malgrado si stia molto insistendo sulla contrapposizione fra l’era dell’ 1.0 e quella del 2.0 non ci sono novità in senso assoluto (come ad esempio i principi di collaborazione e condivisione che in realtà esistono da tempo) o differenze così sostanziali… a parte la banda (che rende possibili cose già pensate in passato ma non tecnicamente erogabili in precedenza) e il fatto che ci sono aziende che fanno soldi veri (nel Web 1.0, i soldi venivano solo spesi :-)