È un luogo comune pensare al Web come al contenitore di informazione di massa più dinamico che esista. Sembra essere vero perché, ad esempio, rende disponibile un aggiornamento delle notizie di attualità praticamente in tempo reale: ci sono i siti che forniscono le news, i motori di ricerca indicizzano i contenuti e così “le cose più interessanti” finiscono ai vertici dei risultati ottenuti con le ricerche.
Ho evidenziato “le cose più interessanti” perché vorrei dedicare questo post a un aspetto abbastanza spiacevole di questo fenomeno, i cui risvolti sono spesso paradossali.
Pensiamo alla reputazione di un’azienda.
Anche solo a causa di un unico evento negativo, un’azienda affermata dopo anni di onesto lavoro può rischiare di compromettere la propria credibilità per una cosa apparentemente banale come una cattiva recensione su un blog.
Il meccanismo per cui in Internet un singolo commento negativo può raggiungere una risonanza tale da finire in cima ai risultati dei motori di ricerca può essere paragonato al tam-tam tipico delle leggende metropolitane.
Facciamo un esempio. Tanti anni fa, si diceva che la Coca-Cola fosse una sostanza altamente corrosiva, utile per pulire un bullone dalla ruggine ma anche capace di bucare una bistecca o di sciogliere in pochi giorni di ammollo un topo intero…
La storia girava nelle scuole, nei giardini pubblici, nei negozi e per telefono. Le maestre la dicevano alle altre insegnanti e alle mamme, le mamme ai papà, i papà ai colleghi e alle mogli, le mogli alle colleghe, alle amiche, ai nonni, ai mariti… e via così, secondo lo schema classico di una qualsiasi leggenda metropolitana.
Il meccanismo in Internet è lo stesso, cambia solo la via di trasmissione che in questo caso si definisce “link-building”: per prima cosa qualcuno pubblica un testo negativo su un’azienda, altri lo leggono, commentano e, contemporaneamente, iniziano a linkare la pagina sui propri blog, nei gruppi di discussione oppure fanno partire un mail per un amico o per più destinatari insieme... e il risultato finale è che a un certo punto la notizia è ai primi posti dei risultati di ricerca.
Non ricordo precisamente quali furono le mosse della Coca-Cola in merito (io non potei provare direttamente la verità di questa cosa perché non si beveva Coca-Cola a casa nostra ;-)), ma tornando ai giorni nostri e al Web, naturalmente non è così facile risolvere il problema, la cui portata può raggiungere livelli mondiali.
I contenuti peggiori (per un’azienda) rischiano di rimanere a lungo in primo piano rispetto anche a contenuti molto più recenti. Per scalzarli in pratica non basta affidarsi all’idea dell’apparente dinamismo del Web, ma occorre inscenare un link-building controffensivo e quindi avviare una propaganda altrettanto serrata e ben ragionata.
Per questo scopo esistono già diversi servizi, anche molto mirati oppure più genericamente proposti da chi offre consulenza per l’ottimizzazione delle pagine web nei motori di ricerca (SEO).
Ma c’è chi inizia anche a considerare il problema da un altro punto di vista, quello della prevenzione. Tra le attività legate alla Competitive Intelligence (e Marketing Intelligence), infatti, si sta dedicando tantissima attenzione allo sviluppo della capacità aziendale di cogliere per tempo i segnali di sotto-traccia con l’obiettivo di arrivare ai commenti negativi quando ancora sono in forma debole e, dunque, prima che inizi l’inarrestabile tam-tam del link-building.
In quest’ambito i riflettori sono puntanti sulla semantica con un’insistenza ancora maggiore rispetto al livello comunque alto: è chiaro che per un’azienda non ha senso pensare di usare le comuni tecnologie. Le ricerche a keyword a cui siamo abituati non sarebbero di aiuto per almeno un paio di motivi:
- non serve a molto individuare le fonti in cui un determinato prodotto (la keyword) è citato senza sapere perché. Bisogna invece arrivare subito a capire in che termini si parla di quel prodotto: negativi o positivi?
Con la tecnologia semantica si punta alla comprensione automatica del senso del discorso e non alla rilevazione di una semplice sequenza di caratteri.
- per un’azienda che è presente sul mercato con diversi prodotti bisognerebbe attivare un monitoraggio a keyword per ciascuno di questi prodotti. Quindi, bisognerebbe investire tempo e risorse nel controllo di più risultati, comunque inutili se basati su una ricerca di questo tipo.
Nella rete dei significati delle parole (e la rete semantica è il fulcro della tecnologia semantica) vengono espressi anche i legami tra queste parole.
Un esempio pratico è il seguente: a un’azienda come “Barilla” può essere associato il brand “Mulino Bianco” e, ancora più in dettaglio, tutti i prodotti della linea biscotti oppure gli snack, ecc. In termini di Marketing Intelligence si può così ottenere il vantaggio di arrivare a coprire l’intera offerta di un’azienda attraverso un’unica ricerca in cui è contemplata ad esempio solo la parola/concetto “Barilla”. È il sistema che autonomamente estenderà l’analisi ai contenuti dove saranno presenti Barilla ma anche “Nastrine, Baiocchi, Gran Cereale”…