Marco Varone -

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dicembre 2007

28/12/07

Tra macchina e mela

I titoli di due libri su Alan Turing che sono usciti nel corso di quest’anno a poca distanza l’uno dall’altro mi hanno fatto ripensare a quanto la vita privata di questo scienziato abbia sempre destato un interesse eccezionale: sono più famosi la sua macchina e il suo test oppure la mela rossa avvelenata con cui si dice si sia tolto la vita?

(Il primo libro s’intitola “La mela di Alan, hacking the Turing Test” uscito in una collana dedicata al Teatro - Di Renzo Editore, 2007, mentre il secondo “L’uomo che sapeva troppo” David Leavitt, Codice Edizioni, 2007).

Nello stesso anno in cui Minsky formulò l’ipotesi di poter riprodurre i processi del cervello umano, Turing scrisse un articolo per dimostrare la tesi di una macchina in grado di compiere qualunque operazione logica purché opportunamente programmata (la Macchina di Turing).

L’articolo, che divenne subito storico, si apre con la domanda Can machines think?” e prosegue con la descrizione di un test basato su un gioco: un dialogo fra un uomo, una donna e una terza persona che fa domande con l’obiettivo di determinare chi sia l’uomo e chi la donna.

La donna potrebbe essere in realtà la macchina da testare e l’uomo potrebbe cercare di trarre in inganno l’interlocutore fingendo di essere una donna. Chi fa le domande è all’oscuro di questi dettagli perché le persone non si vedono e le risposte alle domande vengono scritte oppure passate a un intermediario.

Se alla fine chi fa le domande non è in grado di stabilire che la macchina è una macchina e dunque non è né un uomo né una donna, allora si deve semplicemente concludere che questa supera il test: è intelligente.

Non ho ancora letto i due libri sopra ma consiglio sicuramente di leggere The Imitation Game, un articolo senza tempo che fa capire perché Turing sia considerato un precursore assoluto e una mente di primissimo livello.

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21/12/07

Per la fatica della ricerca nel Web, sarebbe meglio arrabbiarsi

Il report “7 Out Of 10 Americans Experience Search Engine Fatigue” segnalato alla fine del post “Alla ricerca delle persone” è l’ennesima conferma di una situazione arcinota perché tutti, chi più chi meno, sappiamo che non è facile trovare nel Web le informazioni che ci servono.

Lo confermano anche le statistiche (nel caso uno non si fidasse della propria esperienza ;-)) e insieme con la crescita del tempo che passiamo on-line (Nielsen NetRatings) aumentano anche i nostri problemi: trascorriamo mediamente 8-10 ore per settimana a cercare informazioni perdendone 3,5 perché non arriviamo a nulla (IDC), se recuperiamo i dati spesso ci accorgiamo dopo un po’ che dobbiamo buttarne la metà perché è inutile (soprattutto quando si tratta di lavoro, CIO Today), siamo stanchi e frustrati e, se si pensa alle aziende, si calcola che addirittura si può arrivare a perdere il 10% del proprio tempo a causa di attività di ricerca infruttuose (Butler Group).

Nessuno si meraviglia più di dati come questi o di titoli ad effetto come quello del report.

Però, dovremmo almeno arrabbiarci e soprattutto smettere di essere così indulgenti con i motori di ricerca e con chi tenta di persuaderci che la colpa è soprattutto nostra (una frase come search engine fatigue potrebbe far sembrare che sono i motori di ricerca a fare fatica, mica noi…).

Anche se va detto che è vero che in alcuni casi sono le persone a fare degli errori, per esempio partendo da alcuni presupposti sbagliati o credendo a falsi miti tipicamente legati ad Internet, come ad esempio la certezza che on-line ci siano tutte le informazione o l’idea che i motori di ricerca classifichino tutto il materiale pubblicato in qualsiasi sito.

Non è vero, ma questa è un’altra storia anzi (sarà) un altro post ;-)

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18/12/07

Ma che “TECNOLOGIA & SCIENZA”?

Non so se avete letto qualche giorno fa “Google? Funziona come il cervello. Cerca informazioni in modo simile”. È uscito su Repubblica, nella sezione “TECNOLOGIA & SCIENZA”…

Io l’ho letto ma più che “strambo”, come lo ha definito un lettore del mio blog, lo definirei la solita paccottiglia.

Non è un approfondimento tecnologico né tanto meno scientifico: assomiglia piuttosto a un “traduci, modifica un po’ e pubblica non importa tanto cosa”.

Basta dare un’occhiata qui (e se decidete di farlo, magari date una letta veloce anche ai commenti…) oppure qui. C’è da dire che il pezzo di Repubblica si distingue dal resto per la chiusura originale, dedicata a un motore di ricerca per immagini… ma su questo tema mi sono già espresso (Visual search? Ma per piacere…).

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05/12/07

Alla ricerca delle persone

Ormai la nascita di un nuovo motore di ricerca non fa più notizia.
In molti, probabilmente tentati dal successo e dall’enorme quantità di soldi generati da Google, hanno deciso di buttarsi, anche solo per raccogliere qualche briciola della torta (comunque si tratterebbe di una cifra considerevole) o con la speranza di essere notati da qualcuno di grosso pronto a comprare.

Come ho già detto più volte, da un punto di vista tecnico è però normale tutto questo fermento: le tecnologie alla base degli attuali motori di ricerca non migliorano e non c’è da meravigliarsi se si tentano altre strade perché la svolta è necessaria. Quello che piuttosto mi stupisce è lo sviluppo incredibile dei motori specializzati nella ricerca delle persone perché sembra inarrestabile. I numeri offrono una chiara spiegazione del fenomeno perché si parla da tempo di una percentuale piuttosto alta che spetterebbe alla ricerca delle persone rispetto al resto (il 30% del totale delle ricerche sia in Google sia in Yahoo!).

A parte Spock, che ho già citato, ci sono altri esempi:

  • per chi preferisce “il modo più intelligente per ritrovare le persone”… c’è PeekYou (è richiesta la registrazione);
  • ZoomInfo si vanta di contenere più di 36 milioni di persone (e circa 4 milioni di aziende)
  • Wink, che consente di attivare una ricerca per nome, luogo, tipo di scuola, lavoro e anche interessi, basa i propri risultati sulla ricerca dei profili presenti in MySpace, LinkedIn, Live Spaces, Bebo e forse qualche altra risorsa del genere;
  • Welcome to the Deep Web è il benvenuto di Pipl, che promette di fare miracoli per il deep o invisible web, cioè i contenuti che non si riescono a trovare con i classici motori di ricerca (perché le pagine non vengono indicizzate);
  • LinkedIn è il principale networking legato al business che consente di inserire un proprio profilo e iniziare a cercare contatti utili nel proprio lavoro e anche a condividere la propria lista di contatti con altri. Ci sono anche Visible Path, ExecRelate di Lexis Nexis e la Leadership Network di Leadership Directories (si tratta di business networking con il top management).

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