Marco Varone -

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novembre 2007

28/11/07

“Inventors turn ideas into reality. Innovators turn problems into solutions.”

Volevo andare a Trento per l’Italian Architecture Summit, ma alla fine non sono riuscito per altri impegni.

Ho saputo da amici e colleghi che è stato tutto interessante e ho anche visto che Gianluca Salvatori ha già citato l’evento in questo post.

Per compensare la mancata trasferta, ho cercato l’intervento di apertura di Eric Reiss (il titolo che ho scelto è una sua frase) e ho trovato una sorta di riassunto del suo intervento.

Non mi sembrano del tutto condivisibili i punti (o leggi) di cui Reiss ha parlato a proposito d’innovazione ma bisogna anche considerare che lui si riferiva anche a casi specifici (almeno questa è l’idea che mi sono fatto leggendo quello che hanno scritto altri), cioè a problemi tipici solo dell’architettura delle informazioni.

In linea di massima mi pare che la posizione sia in generale più che condivisibile: innovare è sempre fare qualcosa di utile (di “furbo” ;-)) e la soluzione di un problema deve essere il punto, l’unico, e sia di partenza sia di arrivo.

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21/11/07

Se non sai che cosa fare, chiedilo al telefonino...

… perché se è intelligente allora ti conosce, sa che cosa ti piace e che cosa no ed è sempre pronto a consigliarti al meglio su ristoranti, negozi, eventi.

I telefonini stanno diventando sempre più potenti e riescono perciò a far girare programmi che fino a poco tempo fa erano riservati solo ai computer da tavolo. Quanto descritto nell’articolo

Smart Phone Suggests Things to Do (già ripreso anche in italiano nel post Il cellulare che legge nel pensiero) non solo è attuabile, ma sembra anche semplice: a volte sono proprio le cose più semplici ad essere le più utili.

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19/11/07

“Così le pagine web acquistano un senso”…

Ho trovato interessante un articolo di Computer World scritto dal collega Maurizio Mencarini per una sezione dedicata al Semantic Web.

Si parte dal 2001, quando per la prima volta si sentì parlare di Web Semantico, si discutono i limiti dei comuni motori di ricerca nel recupero delle informazioni e si conclude lanciando la sfida della semantica nel Web.

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12/11/07

Classificare o sfaccettare?

Lavorando sui progetti di classificazione automatica, ci si imbatte praticamente sempre in alcune situazioni indicative del fatto che non può esistere una vera categorizzazione automatica perfetta: sono le persone stesse a far scelte molto soggettive (e variabili nel tempo) quando si tratta di stabilire a quale dominio o argomento appartiene un testo.


La situazione più comune capita quando si definisce un certo numero di categorie fra loro non omogenee: quando si devono classificare degli articoli di giornali, per esempio, è un classico per il cliente mettere nello stesso elenco di categorie argomenti come sport o politica insieme con personaggi o eventi.


Mentre le prime categorie sono piuttosto oggettive e relative all’argomento del testo, le seconde sono in qualche modo trasversali e molto difficili da inserire in un sistema automatico: non c’è un unico tema, non ci sono concetti ricorrenti o tipici ma ci si può riferire a qualsiasi ambito, fermo restando che qualcuno o qualcosa (personaggio o evento) è al centro di quest’ambito.

Eppure, le persone non fanno fatica a dire che articoli in cui si parla di Leonardo da Vinci, Gorbaciov, Robin Hood e Joe di Maggio hanno come “categoria” personaggi.


Un altro esempio riguarda invece una considerazione abbastanza banale per noi, ma ancora una volta decisamente complessa per un programma.

Poniamo il caso di dover decidere a quale categoria appartiene la recensione di un film sulla II Guerra Mondiale. Per qualunque persona, senza nemmeno iniziare a leggere il testo, il primo dominio sarebbe “cinema”, visto che si tratta di un film. Il programma, invece, penserebbe* piuttosto a storia o guerra o militare, ma non penserebbe* a cinema come tema rilevante.


Per fortuna, la maggior parte dei problemi di categorizzazione sono comunque affrontabili da parte di un sistema automatico che, opportunamente configurato, sicuramente sarà molto più obiettivo e affidabile (perché non si stanca mai e non si fa influenzare da fattori esterni) di una persona, che rimane però l’unica veramente intelligente :-)


* penserebbe e non penserebbe… si fa per dire ;-)

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07/11/07

Una nuova, vecchia sfida

Avevo letto all'epoca questo post di Antonio Dini e prima ancora un'intervista rilasciata dall’autore del libro): "The cult of amateur" il cui argomento coincide con il sottotitolo "How today internet is killing our culture" e volevo leggere il libro e poi esprimere qualche commento.

Visto che il tempo per leggere manca sempre, ho pensato di evidenziare lo stesso un aspetto interessante e cioè che anche la ricerca sul Web è impattata in modo negativo da questo fenomeno, come se non bastassero i numerosi problemi di cui ho scritto più volte in passato :-)

Tutti i motori di ricerca, infatti, si basano sull’evoluzione dell’idea iniziale di Google e cioè sul considerare più importanti quelle pagine che sono molto linkate da altre pagine:  se i contenuti di qualità vengono sommersi da un’infinità di contenuti scritti da dilettanti, il valore di questi link incrociati si diluisce e disperde in molti più rivoli (è molto difficile per le persone sapere fino a che punto l’informazione appena letta sia veritiera e completa).

Se il trend continuerà in questa direzione, assisteremo ad un risultato paradossale: il proliferare di informazioni di dubbio valore renderà meno trovabili le informazioni di qualità che, mai come ora, sono facilmente disponibili per tutti il più delle volte a costo zero (non si tratta ovviamente di un fenomeno nuovo, gli economisti sanno da secoli che la moneta cattiva tende a scacciare la moneta buona): magari da questo risultato nascerà un’ulteriore opportunità per la tecnologia semantica applicata alla ricerca.

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02/11/07

Visual search, ma per piacere…

Mi è capitato sottocchio un articolo sull’integrazione di un motore di ricerca per immagini nel sito di una start-up che si occupa di creazione di disegni, fotografie, immagini (ad esempio utili per l’organizzazione di una presentazione. La notizia è uscita in TechCrunch all’inizio di settembre; il motore di ricerca si chiama Like.com e la start-up è RockYou.

In teoria, un motore di ricerca per immagini dovrebbe consentire di trovare quello che si cerca partendo da un immagine.
Per esempio se in Like.com si sceglie una scarpa sportiva marrone, scamosciata e senza lacci, in risposta si ottiene un elenco di tutte le scarpe simili a quella di partenza per colore, forma e modello.

Sicuramente è molto allettante l’idea di trovare quello che si vuole senza fare nemmeno lo sforzo di descriverlo ed è divertente immaginare un futuro in cui sarà possibile fare una ricerca partendo da una foto, naturalmente fatta col telefonino…  ma non si tratta di qualcosa che già esiste o che sia vicino ad essere possibile per un uso generalizzato.

Non è facile trovare qualcosa usando le parole, figuriamoci con le immagini :-)

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