Marco Varone -

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settembre 2007

26/09/07

Il tempo è galantuomo

È stato piuttosto divertente leggere su Nòva di giovedì scorso il pezzo “Chip di buonsenso”.

C’erano alcune dichiarazioni di Marvin Minsky, noto guru e strenuo sostenitore della cosiddetta “corrente forte” dell’Artificial Intelligence (per chi non ha tempo o voglia di consultare le pagine di Wikipedia, l’AI forte si basa sulla convinzione che si possa veramente dotare un computer della stessa intelligenza che contraddistingue l’uomo).

L’aspetto piacevole  della lettura è stata l’apparente conversione di Minsky verso un pensiero più simile a quello debole che a quello forte dell’AI, avvicinandosi a quello che io ritengo da sempre (e sono in buona compagnia a farlo) l’unico approccio sensato e realistico.

Leggendo tra le righe, sembra proprio che il buon Marvin abbia capito che il nostro cervello non è così semplice e che forse è meglio usare approcci meno ambiziosi ma più essenziali e concreti, realizzabili: che nessuna delle sue previsioni ottimistiche si sia ancora avverata a distanza di tanti anni di lavoro e ricerca evidentemente ha fatto sorgere anche in lui qualche dubbio sulla vera “forza” dell’AI.

Ho trovato quasi commuoventi le ultime righe dell’intervista dove, abbandonati i sogni utopici del passato, si propongono progetti sempre innovativi, ma più piccoli e pragmatici.

Peccato per tutte le risorse che sono state investite prima di questa conversione, ma meglio tardi che mai :-)

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18/09/07

Nel cuore della tecnologia semantica

Parlando del Semtech 2007 ho citato le ontologie perché sono alla base della tecnologia semantica. Guido Vetere ha dedicato all'argomento una serie di approfondimenti molto interessanti, chiari e semplici (qui c'è una puntata).

Esiste una certa confusione, a tutti i livelli, tra i termini tassonomia, ontologia e, spesso, rete semantica e penso che i post di Guido siano utili a chiarire le idee in merito: io cerco di dare qualche indicazione sulle reti semantiche sperando che siano interessanti ed utili.

Una rete semantica è una sorta di database lessicale in cui i termini sono considerati e raggruppati in base al significato, cioè al concetto che esprimono, e non ordinati alfabeticamente come in un classico dizionario ma secondo il senso (ecco perché la rete è detta "semantica") e i vari e possibili legami che fra i sensi possono esistere (per questo si parla di "relazioni semantiche").

La ricchezza di una rete semantica è data sia dalle parole/concetti presenti sia dalle relazioni semantiche trattate, come ad esempio

legami di parentela
come l'iponimia e l'iperonimia: l'iponimia riguarda il rapporto che sussiste tra un concetto specifico e uno più generale. L'iperonimo quindi è il termine più generico, una parola che ha un significato generale rispetto ad altre che rappresentano specificazioni particolari di quel significato: es. "animale" è iperonimo rispetto a "gatto";

oppure anche la meronimia-olonimia, cioè la relazione semantica parte-tutto: un meronimo è un nome che indica una parte di un tutto (che è detto olonimo), come per esempio nel caso di fetta-torta (parte=porzione-tutto=massa) o plastica-bottiglia (parte=materiale-tutto=oggetto intero);

o relazioni fra nomi e verbi del tipo verbo-soggetto o verbo-oggetto: dato un "nome" e volendo considerare i possibili legami "verbo\soggetto", otterremo tutti i verbi legati normalmente cioè più frequentemente a quel nome quando esso nella frase svolge la funzione di soggetto: nome-soggetto "cibo" verbi "avariare, scarseggiare"...
Il ragionamento è il medesimo se si considera la relazione semantica "verbo-oggetto": nome-oggetto "cibo" verbi "mangiare, trangugiare, triturare, masticare"...

e anche altri tipi di legame, come ad esempio di appartenenza geografica: ogni elemento della geografia (non solo paesi, città, fiumi, valli, ecc. ma anche monumenti) è messo in relazione con gli altri elementi geografici a cui è legato. Così per esempio "Val Gardena" è legato ad "Alto Adige" che è legato a "Trentino" che è legato a "Italia Settentrionale"...  E per esempio "Piccadilly" è legato a "Londra" che è legato a "Inghilterra" che è legato a "Gran Bretagna", ecc.

La rete semantica è il cuore della tecnologia semantica: la qualità dei risultati che si possono ottenere è dunque vincolata alla complessità e alla ricchezza della rete e non si può parlare di tecnologia semantica (anche se molti lo fanno...) in mancanza di questa.

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12/09/07

Il giornale che verrà

Si è riacceso (e anche intensificato) un dibattito aperto da tempo: che cosa riserva il futuro del Web ai giornali?

Niente di buono, stando alle ormai famosissime parole del proprietario del New York Times:

"I really don't know whether we'll be printing the Times in five years, and you know what? I don't care either.”

Ma poi all’inizio del mese scorso è arrivata la notizia dell’acquisto del Wall Street Journal da parte di Murdoch e allora si è cominciato a dire che se uno come lui prende una certa decisione, una buona ragione c’è.

Il caso del Times (1.5 milioni di lettori on-line, raddoppiati in poco tempo, contro 1.1 milioni di affezionati alla stampa) dimostra che i media d’informazione tradizionali forse non prevalgono più su Internet, mentre l’interesse per i giornali di carta da parte di imprenditori innovativi tipo Murdoch fa presagire a qualche novità basata su un processo di coesistenza e integrazione fra vecchio e nuovo.

In molti stanno riflettendo su come andrà a finire (indico di seguito e in ordine sparso alcune letture sull’argomento, ma ci saranno senz’altro cose più recenti: un’intervista a Vittorio Sabadin a proposito del libro “L’ultima copia del «New York Times». Il futuro dei giornali di carta”; “Il tempo di Internet”, un post di Luca De Biase; “Giornalista soltanto io”, di Franco Carlini; “Leggere un giornale fra 8 anni”, di Vittorio Zambardino).

Francamente non so come la versione on-line di un giornale potrà mai arrivare ad avere la forza della versione a stampa (che non è fatta per essere consumata seduta stante, ma nasce da un’analisi più profonda per stimolare dibattiti e muovere i pensieri –insomma, non semplicemente per informare) ma è evidente che i siti dei quotidiani, così come sono oggi, non possono funzionare.

È vero che contengono già tante informazioni su tutti gli argomenti (e tanti esempi e tanta storia di buon giornalismo sono potenzialmente sempre a portata di mano), ma sembrano più una copia ridotta di quel grande e caotico contenitore di informazioni che è il Web anziché un archivio di conoscenze strutturato e organizzato in modo da poter essere di qualche utilità: forse anche qui la semantica potrebbe metterci lo zampino.

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