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Il tempo è galantuomo

È stato piuttosto divertente leggere su Nòva di giovedì scorso il pezzo “Chip di buonsenso”.

C’erano alcune dichiarazioni di Marvin Minsky, noto guru e strenuo sostenitore della cosiddetta “corrente forte” dell’Artificial Intelligence (per chi non ha tempo o voglia di consultare le pagine di Wikipedia, l’AI forte si basa sulla convinzione che si possa veramente dotare un computer della stessa intelligenza che contraddistingue l’uomo).

L’aspetto piacevole  della lettura è stata l’apparente conversione di Minsky verso un pensiero più simile a quello debole che a quello forte dell’AI, avvicinandosi a quello che io ritengo da sempre (e sono in buona compagnia a farlo) l’unico approccio sensato e realistico.

Leggendo tra le righe, sembra proprio che il buon Marvin abbia capito che il nostro cervello non è così semplice e che forse è meglio usare approcci meno ambiziosi ma più essenziali e concreti, realizzabili: che nessuna delle sue previsioni ottimistiche si sia ancora avverata a distanza di tanti anni di lavoro e ricerca evidentemente ha fatto sorgere anche in lui qualche dubbio sulla vera “forza” dell’AI.

Ho trovato quasi commuoventi le ultime righe dell’intervista dove, abbandonati i sogni utopici del passato, si propongono progetti sempre innovativi, ma più piccoli e pragmatici.

Peccato per tutte le risorse che sono state investite prima di questa conversione, ma meglio tardi che mai :-)