Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

A.I.: i suoi primi 50 anni

Quello dell’Artificial Intelligence è un mondo difficile da avvicinare, un ambito di studio e ricerca che nell’opinione comune è spesso collocato a metà strada fra scienza e fantascienza eppure sono già passati più di 50 anni da quando si cominciò a parlare di Intelligenza Artificiale.

Secondo la tradizione, il primo ad usare l’espressione fu John McCarthy nel 1956, in occasione di un seminario al Dartmouth College di Hannover.
La definì come la scienza in grado di rendere intelligenti le macchine, con esplicito riferimento ai programmi per computer (“It is the science and engineering of making intelligent machines, especially intelligent computer programs”), ma altre e diverse definizioni sono state via via introdotte (per esempio nel sito della Rivista Ufficiale dell’Associazione Italiana di Intelligenza Artificiale c’è la seguente definizione: l’Intelligenza Artificiale è una disciplina che studia i fondamenti teorici, le metodologie e le tecniche che permettono di concepire, progettare, realizzare, sperimentare ed utilizzare sistemi artificiali sia simulati via software che implementati in hardware con gli obiettivi di ottenere prestazioni ritenute caratteristiche dell’intelligenza e di fornire modelli computazionali di processi cognitivi).

Già prima, però, nel 1950, Marvin Minsky (che proprio con McCarthy avrebbe poi inaugurato nel ’59 il Laboratorio di Intelligenza Artificiale presso il MIT, Massachussets Institute of Technology), aveva iniziato a lavorare sull’idea di alcuni principi computazionali che si poteva presumere stessero alla base dei processi psicologici umani e aveva inoltre considerato il seguente presupposto-obiettivo: poter far fare alle macchine cose che l’uomo svolge naturalmente ricorrendo all’intelligenza.

La celebrità di Minsky è anche legata al film 2001: Odissea nello spazio.

Quando nel 1965 Kubrick iniziò la produzione del film decise di preparare una serie di domande da sottoporre a scienziati e altri studiosi sull’origine della vita e sulla percezione dell’extraterrestre, ma anche sull’Intelligenza Artificiale e sul futuro dell’informatica.
Queste interviste avrebbero dovuto fare da prologo al film, ma l’idea venne abbandonata e per decenni non se ne seppe più nulla.

Addirittura le pellicole con le interviste sparirono e tuttora non si sa che fine abbiano fatto: nessuna traccia negli archivi e nei ripostigli personali di Kubrick né nelle cantine dei laboratori cinematografici inglesi e americani in cui vennero fatte le riprese. E tutto ciò contribuì a creare un alone di mistero intorno agli argomenti trattati nelle interviste e ai personaggi coinvolti.

Fino a che alla fine del 2005 non uscì un libro curato da Anthony Freman (assistente di Kubrick per oltre 25 anni) dedicato proprio alle 21 interviste realizzate prima del film: “Stanley Kubrick Interviste extraterrestri”, che in Italia è uscito alla fine dell’anno scorso.
Minsky fu uno dei 21 specialisti intervistati.

Nel pezzo che lo riguarda, Minsky azzarda diverse previsioni con ottimismo e senza molte incertezze:

“Bè, le cose si stanno muovendo molto rapidamente. Credo che fra trent’anni ci saranno macchine con la stessa intelligenza dell’uomo.”

“A mio parere non sussiste il problema di cosa faremo se le macchine si metteranno a fare il nostro lavoro… però c’è il pericolo che le macchine prendano il sopravvento in senso dittatoriale, che assumano il governo del paese e facciano fare alle persone quello che vogliono.”

“Penso che un giorno, non so se proprio nel 2001, l’intelligenza delle macchine sarà uguale a quella degli uomini.”

Da queste dichiarazioni si può capire che Minsky non è stato un buon profeta :-) visto che le cose sono andate molto diversamente (considero Minsky una persona che ha avuto un ruolo importante nello sviluppo delle tecnologie di AI ma decisamente troppo convinta che l’uomo sia solo una macchina enormemente complessa, cosa che io non credo proprio…) : tuttavia, l’Intelligenza Artificiale rimane una scienza fondamentale (non fantascienza), le cui attività possono realmente contribuire a dare una svolta alla nostra vita.

Ci sono diversi campi d’applicazione in cui può fare la differenza come ad esempio nell’ambito dell’elaborazione del linguaggio naturale, del riconoscimento vo
cale e in generale nel mondo della gestione della conoscenza partendo da una risposta al problema che abbiamo nel gestire le informazioni da cui siamo sommersi: sarà anche un obiettivo “banale” se paragonato all’ambizione di una macchina intelligente come una persona, ma rimane il fatto che ancora non l’abbiamo raggiunto.