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Un po’ di buon senso

Per ottenere per ogni frase inserita in un determinato contesto una rappresentazione unica e dunque priva di ambiguità semantiche, serve una base di conoscenza molto generica e ampia. Schank, quando ne parla con la teoria della Conceptual Dependency, sottolinea questa necessità introducendo il concetto di “script”:

"I’m interested in how people understand sentences, how they remember things, how they get reminded of one event by another, and how they learn from one experience and use it to help them in other events. Most people in the field associate me with the idea that there are mental structures called "scripts," which help you understand a sequence of events and allow you to make inferences from those events — inferences that essentially guide your plans or behavior through those events."

Il contesto e la base dati su cui lavora, però, rimangono sempre molto ridotti e la ragione fondamentale non è solo la potenza di elaborazione su cui si poteva contare a quei tempi (irrisoria se paragonata a quella attuale), ma dalla totale (o quasi) assenza di progetti volti realmente a riprodurre una forma di comprensione basata su un’analisi semantica reale e più ampia possibile.

Questa situazione di fatto non è cambiata ma almeno adesso disponiamo di PC dotati di un’incredibile potenza in memoria e velocità 😉

Una corretta analisi linguistica dovrebbe presupporre sempre la conoscenza semantica (anche davanti a “frasi semplici”) e perciò il tipo di conoscenza necessaria per arrivare davvero a “comprendere” deve prevedere per forza una serie di passaggi e la Rappresentazione Concettuale dovrebbe essere intesa più in quest’ottica, come un passaggio (non il traguardo).

Un altro aspetto/passaggio fondamentale è il trasferimento dell’esperienza e del buon senso che ci aiutano a capire.

È grazie alla nostra conoscenza di come vanno le cose nel mondo che facciamo deduzioni e arriviamo a comprendere come stanno i fatti e che cosa succede.
Anche quando mancano dei pezzi (per esempio in un discorso, orale o scritto non importa) riusciamo lo stesso a capire proprio grazie a un po’ di buon senso. Per esempio:

C’era il sole, mi sono svegliato, non mi sono vestito ma ho fatto il caffè e poi sono andato in ufficio.

Dico senza dire che il caffè l’ho bevuto
(probabilmente a colazione: parlo della presenza del sole e affermo di essermi svegliato e di aver preparato il caffè; il sole sorge al mattino e al mattino di solito ci si sveglia e si fa colazione)
e lascio anche intendere di essermi vestito prima di uscire
(perché fuori si va vestiti e non in pigiama e ciabatte).

Una cosa banale per noi ma quasi impossibile per un computer: riuscire a fornire l’enorme quantità di conoscenza implicita necessaria (buon senso in grande parte) è qualcosa di molto complesso e costoso.